di Rossella Bonassisa

L’ex premier Silvio Berlusconi non riesce proprio a restare fuori dallo scenario politico italiano e quando il ruolo di protagonista non gli viene attribuito dall’esterno, se lo procura egli stesso.
Sono diverse le conferenze stampa che in quest’ultimo periodo lo vedono dichiarare asserzioni di diverso tipo e alquanto contrastanti fra loro. Per la prima volta Silvio Berlusconi chiede scusa agli italiani, sostenendo di non essere riuscito nel suo intento e utilizzando come mezzo mediatico il libro di Bruno Vespa «Il Palazzo e la Piazza» in uscita l’8 novembre da Mondadori Rai Eri.
«La crisi ha cancellato i nostri sforzi, anche se noi abbiamo lasciato la disoccupazione al punto più basso degli ultimi vent’anni». Berlusconi continua: «abbiamo garantito la pace sociale negli anni più duri della crisi, abbiamo impiegato 38 miliardi in ammortizzatori sociali, abbiamo tagliato le spese ai ministeri con la prima vera spending review e attuato il più grande stanziamento sulla cassa integrazione della storia italiana».
Eppure esattamente un anno fa il 4 novembre 2011 nel discorso a margine del G20 di Cannes, che fece tanto discutere, sosteneva che il nostro era un Paese benestante con alberghi e ristoranti pieni; «Non credo che voi vi accorgiate» queste le sue parole, «andando a vivere in Italia, che l’Italia senta qualche cosa che possa assomigliare ad una forte crisi».
Interrogato sulle primarie, il Cavaliere ritiene che saranno un evento storico non perché saranno le prime nella storia del nostro movimento, ma perché dovranno scegliere il suo successore. Un confronto aperto, libero, di alto profilo politico, di personalità del nostro movimento che risvegli lo spirito del 1994 per salvare il Paese e impedire governi di sinistra.
Su Angelino Alfano invece afferma che sia:
«il miglior protagonista oggi in circolazione, il miglior “fico del bigoncio”, non soltanto per le sue doti di intelligenza, ma anche per la sua correttezza e lealtà. Angelino è preparato, è coraggioso, è uno che mantiene la parola data».
Smentita dunque l’affermazione che «Alfano lo ha seguito, ma gli manca un quid». Nel libro, Berlusconi affronta con Vespa anche il tema del suo futuro politico.
Ammette che ha pensato di non ricandidarsi in Parlamento, ma spiega anche di aver ricevuto «pressioni» dai suoi, finalizzate a farlo «restare in campo come padre fondatore del Movimento». «Senza di me», sottolinea «sarà più facile ricompattare gli elettori dell’area moderata dentro una sola coalizione. È l’unico modo per battere la sinistra».
Anche su Monti il nostro ex premier non appare del tutto convinto e sa da un lato vuole «staccare la spina al governo», poiché i tempi per una nuova legge elettorale ci sono tutti, dall’altro lato afferma di non voler fare una campagna polita contro l’attuale Presidente del Consiglio.
In questo marasma politico, immaginate come si sentano gli italiani di fronte ad una situazione che vede gruppi disomogenei pronti a separasi e contraddirsi e con un solo comune denominatore: arricchirsi a spese dello Stato.

Tag: « Il Palazzo e la Piazza», le Primarie, Angelino Alfano,  futuro politico, Mario Monti

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