di Cristina Caruso
Uno studio in fase II multicentrico, in aperto e non randomizzato, condotto da un gruppo di medici di diverse Università canadesi, ha valutato la sicurezza e la tollerabilità di Olaparib (AZD2281) in pazienti con carcinoma della mammella avanzato, negativo al BRCA-1 e BRCA-2 (triplo negativi), o tumore ovarico indifferenziato o sieroso di alto grado. Il farmaco oggetto di studio consiste in una piccola molecola che svolge una potente azione inibente la Poli(ADP-ribosio) polimerasi (PARP), un’enzima coinvolto nella riparazione del DNA.
Sono state arruolate 91 pazienti, per un arco di tempo che va dall’8 luglio 2008 al 24 settembre 2009, con tumore ovarico sieroso di alto grado e/o indifferenziato (65) o con tumore della mammella avanzato triplo negativo (26). Le pazienti sono state poi stratificate in base alla presenza o meno di una mutazione del BRCA1 o BRCA2 o nessuna delle due. Il trattamento sperimentale si è basato sull’assunzione di 400 mg di Olapanib per due volte al giorno. Obiettivo primario è stato il tasso di risposta obiettivamente dimostrato secondo il RECIST – Response Evaluation Criteria In Solid Tumors. È stata svolta anche un’analisi sulla ricerca degli effetti tossici.
Nel gruppo con k ovaio, 64 pazienti hanno ricevuto il trattamento. 63 delle quali avevano una lesione target e sono state valutate secondo i criteri RECIST: risposte obiettive sono state confermate in 7 pazienti (41%; 95% CI 22 – 64) su 17 con mutazione del BRCA1 o BRCA2 e in 11 (24%; 14 – 38) su 46 senza mutazione. Nessuna risposta obiettiva è stata però confermata in pazienti con k mammella. Tra gli eventi avversi, i più comuni sono stati l’affaticamento (45 =70% delle pazienti con k ovaio, 13 = 50% delle pazienti con k mammella), nausea (42 = 66% e 16 =62%), vomito (25 = 39% e 9 = 35%) e calo dell’appetito (23 = 36% e 7 = 27%).
Tali risultati suggeriscono che l’Olaparib è un potenziale farmaco per il trattamento di donne con tumore ovarico, anche se al momento sono necessari ulteriori trial clinici.


