Un confronto sul rapporto tra istinto creativo, mercato musicale e identità personale. La scelta di restare su un registro delicato è chiara e coerente, anche se comporta il rischio di una minore immediatezza presso il pubblico più abituato a strutture forti.

Il singolo nasce da un momento quotidiano e inaspettato. Quanto conta, per te, lasciare spazio all’istinto rispetto alla progettazione razionale di una canzone?

Conta molto. Direi che la fase embrionale della composizione, quella che da luogo a tutto il processo creativo, è strettamente legata all’istinto perchè è grazie ad esso che si aprono le porte dell’ispirazione e della fantasia. La progettazione razionale serve solo in un secondo momento, quando si cerca di mettere ordine attraverso le strofe, le rime e l’arrangiamento musicale.

La sensazione generale è quella di un flusso emotivo continuo, quasi senza fratture. Quanto è stato difficile rinunciare a un vero momento di rottura musicale per restare fedele al clima delicato della canzone?

Non è stato difficile. Direi che la parte musicale si è sviluppata con la stessa facilità e naturalezza con cui si è sviluppato il testo. E’ stato un po’ come se la canzone fosse già scritta e avesse solo bisogno di essere portata alla luce. Non ho mai pensato alla necessità di un momento di rottura musicale.

Se dovessi muovere una piccola autocritica a “Nuvola di seta”, c’è un passaggio musicale o testuale che oggi riscriveresti in modo diverso?

No, direi di no. Onestamente non saprei trovare parole migliori per esprimere il contenuto che volevo comunicare.

Nel presente della tua vita personale e artistica, cosa è cambiato davvero nel tuo modo di guardare al lavoro creativo dopo essere diventato padre?

Sicuramente dopo essere diventato padre ho cominciato a provare emozioni nuove e di una intensità e profondità che prima non conoscevo. Ed è innegabile che le emozioni svolgano una parte determinante nel processo creativo. Di conseguenza il lavoro creativo diventa una sorta di grande opportunità per dar voce a queste emozioni e, allo stesso tempo, uno strumento importante per poterle far uscire, emergere e acquistarne consapevolezza. Quindi direi che ha, in un certo senso, una funzione anche terapeutica perché ti spinge e ti aiuta a guardarti dentro e a capire cosa stai provando.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.