Tra terra e cielo, Andrea BorzattaAndrea Borzatta, Tra terra e cielo (2024)

Il paesaggio silenzioso del Cile è il focus di una ricerca su due movimenti che definiscono la nostra relazione con lo spazio e con noi stessi, e che danno il titolo alla mostra. Nel discendere avvertiamo il vuoto che ci prepara, come un respiro che si dilata per accoglierci. Come spiega Lorenzo Gresleri: “Più ci allontaniamo dal crinale, più cresce la vertigine: è un abbandono che ricorda il ritorno al grembo della terra, un lasciarsi cullare dall’ombra fino a sentirne la tensione protettiva”. Salire, invece, è un esercizio di volontà e misura. Gresleri aggiunge: “Ogni passo, tra la gamba che solleva e quella che sostiene, genera una tensione ritmica. L’aria avvolge il corpo, il vento ne prolunga lo sforzo, il calore diventa pulsione e la luce guida i movimenti. Quando l’incontro con il creato avviene in spazi vasti, quasi infiniti, la percezione si dilata fino a superare se stessa. Di fronte alle proporzioni smisurate della natura, l’io si smarrisce e l’essere umano si chiede se possiede davvero la forza di attraversare un orizzonte così ampio”.

In molte delle fotografie che verranno esposte al pubblico a partire dal 19 marzo, un dettaglio — una foglia, un ramo, un riflesso sull’acqua — racchiude già la totalità del paesaggio. Borzatta estrae momenti quasi astratti, in cui la vita si raccoglie in un gesto minimo, in una tensione perfetta tra chiusura e apertura, tra forma e respiro. Gresleri approfondisce questo concetto e afferma: “È il frammento che si fa sintesi, in cui la parte contiene la memoria e la legge dell’intero. Ma il frammento, nelle immagini di Borzatta, è anche soglia: un punto di passaggio che invita a oltrepassare la superficie per accedere a un altrove, dove la percezione si apre e la visione diventa esperienza.

Gli scatti invitano ad un deconfinamento intimo, uscire dall’immediato per abitare un vuoto necessario, un vuoto che è tempo, spazio di riflessione attraverso un paesaggio lontano, estraneo, eppure lentamente vicino. Come spiega la curatrice Arch. Lorena Zúñiga Aguilera: “Il lontano diventa estraneo. L’estraneo, lentamente, diventa vicino. Queste ventuno immagini non descrivono un luogo, lo aprono. Lasciano spazio allo spettatore per entrare, per perdersi, per respirare. Tra pieni e vuoti, tra freddo sospeso e luce ostinata, il paesaggio smette di essere esterno e si trasforma in un territorio interiore.

Anche i colori esprimono l’essenza dei paesaggi, rivelando la relazione sottile tra visibile e invisibile, tra ciò che appare e ciò che attende di essere colto. I monocromi freddi o letonalità d’azzurro della Patagonia comunicano un senso di immobilità, come se il tempo avesse deciso di fermarsi ancora un istante. Nel deserto, invece, il colore insiste: ocre diluite, terre consumate dalla luce, una ripetizione infinita dello stesso tono che rende la distanza un’esperienza fisica. Il paesaggio permane e, in questa permanenza, costringe lo sguardo a rallentare.

Agendo come testimone e ascoltatore del paesaggio, Borzatta imprime nelle sue opere uno sguardo concentrato e chirurgico. Il fotografo racconta: “Attraverso l’obiettivo riesco a fermare il tempo e a trasformare attimi fugaci in storie visive profonde. Ogni scatto che realizzo si trasforma in un racconto, un momento di connessione che va oltre il linguaggio”.

DOVE: Spazio b5 – Vicolo Cattani 5b, 40126, Bologna

ORARI: mar. – sab. 16:00 – 19:00 o su appuntamento | dom. e lun. chiuso