“Il riflesso della Chimera” è un romanzo che nasce da lontano, letteralmente e simbolicamente. Affonda le sue radici negli anni Novanta, attraversa continenti e riemerge dopo un lungo silenzio, trasformato dal tempo e dall’esperienza dell’autore. La memoria, personale e collettiva, diventa qui materia narrativa instabile, capace di riaffiorare quando meno ce lo aspettiamo. Abbiamo intervistato Corrado Prever per avere uno sguardo più attento sul suo libro.

Ciao, Corrado. Il romanzo nasce da una prima stesura scritta oltre vent’anni fa: cosa ti ha spinto, dopo tanto tempo, a tornare proprio a questa storia?
Inaspettatamente mi sono trovato di fronte a un’ottantina di pagine e ad alcune immagini che mi avevano seguito. Non mi avevano mai abbandonato, si erano evolute e stratificate in me.
Come dico nella premessa “questa non è una storia, ha deciso di non esserlo” e probabilmente la storia voleva essere finita, e non lo era affatto.
Dopo aver ripreso in mano il testo (avendolo dimenticato) mi sono trovato veramente a leggere qualcosa scritto da un’altra persona. Ho iniziato quindi a giudicarlo in modo disincantato, critico, dando per scontato valesse poco e facesse parte di quelle “cose” che si fanno da ventenni.
Non è andata affatto così, la storia l’ho risentita subito mia, potente, evocativa.
Poteva e doveva essere migliorata certo, ma il cuore, il nucleo pulsante attorno al quale tutto ruotava era ancora lì.
Quanto il lutto e la perdita familiare hanno influito sul modo in cui hai riletto e riscritto il testo?
Non saprei dirlo. Il manoscritto l’avevo conservato sul PC ma trovarmelo di fronte, dentro un cassetto in cui mio padre lo conservava, in quella situazione, reale e tangibile, mi ha dato lo spunto per leggerlo foglio dopo foglio, pagina dopo pagina, riscoprendolo.
In che modo il tempo ha cambiato lo sguardo di Corrado Prever autore, rispetto al Corrado Prever di allora?
In modo fondamentale, la storia non poteva che essere scritta da Corrado Prever di oggi, chi l’ha scrisse allora non era mai stato in Asia o a Parigi, mancava ancora tutto.
Non avevo vissuto tutte le esperienze che si sono accumulate. Non avevo ancora inseguito i miei sogni e le mie illusioni sino infondo. Non avevo ancora viaggiato per tutto il Sudest asiatico cercando qualcosa che non potevo ancora capire.
Pensi che certi libri possano essere scritti solo quando l’autore è pronto ad affrontarne il contenuto emotivo?
Assolutamente sì, scavare dentro di sé costa un’enorme fatica, devi metterti al di sopra della storia.
Devi al tempo stesso farti travolgere dall’emozione e cavalcarla, e puoi farlo solo quando sai che alla fine, in effetti, lo hai già fatto.
https://www.lafeltrinelli.it/riflesso-della-chimera-libro-corrado-prever/e/9791224044277


