L’artista si racconta

Il brano racconta le emozioni e le avventure vissute a Parigi, la romantica città delle Lumière e dell’amore, tra appuntamenti passionali, emozioni, e un sentimento nuovo che quatto quatto lentamente si fa strada nei cuori dei due amanti. Si racconta di una storia, intima e personale, di eventi realmente accaduti, e delle emozioni di spensierata felicità che si vivono in quei momenti magici e allegri, tra passione, ironia, romanticismo e spensieratezza, in cui tutti noi ci possiamo ritrovare o ci siamo ritrovati durante un innamoramento.

Il brano nasce a Parigi, in una camera di un motel situato vicino a Montmartre, nel settembre del 2024. In quel periodo mi stavo frequentando con una ragazza Parigina, un incontro inaspettato e fortuito, per me lei era un angelo sceso dal cielo. Fu un colpo di fulmine fortissimo per entrambi fin dal primo momento, ci siamo conosciuti in aeroporto durante l’attesa di un volo Milano-Parigi che era in ritardo e già il giorno dopo eravamo legati l’uno all’altra da un filo invisibile che ci portava in giro per Parigi, con una box di Sushi d’asporto rovesciata e un letto disfatto. E poi bar con i tavolini stretti e ravvicinati, uscite cariche di emozione e baci fugaci strappati sotto la luce di un lampione, passeggiate lungo les rues de Paris di notte, piccoli cinema centenari scavati negli edifici, musei pieni di arte d’ammirare… Quando la conobbi vivevo a Parigi, ero lì per lavoro, stavo inseguendo i sogni di una vita. Non davamo un nome a quello che stavamo vivendo, perché nessuno dei due sapeva quanto sarebbe durato, ma sapevamo assaporare ogni momento di felicità assieme, perché è così che si deve vivere la vita, nel presente, con un sorriso e il cuore che batte forte, perché la felicità la si ha in un momento e poi potrebbe scomparire nell’istante successivo, non ci si può fermare a riflettere in quei momenti, ci sarà tempo dopo, in quei momenti la vita va colta e vissuta appieno, e l’unica cosa che volevamo era restare per sempre lì in un bacio sotto quel lampione a Montmartre. E così è stato, immortalato in un testo di una canzone.

Nella prima strofa della canzone descrivevo il nostro primo appuntamento, quell’incontro in aeroporto e il susseguirsi degli eventi. Nella seconda strofa invece racconto il nostro ultimo appuntamento. Ricordo ancora quel motel, sporco e piccolo, con la tappezzeria rossa sulle pareti e un dipinto di alcune barche sulla Senna in un momento di vita quotidiana. Ciò che non sapevo ancora però, mentre scrivevo le strofe della canzone su di un piccolo tavolino accostato a un angolo di quella stretta stanza con l’inchiostro che fissava in versi le emozioni che ora potete ascoltare, è che quella che stavo immortalando sarebbe stata anche l’ultima volta che ci saremmo visti e non sarebbe stato solo un appuntamento uguale agli altri, come pensavo. Infatti, quando scrissi la canzone il mio primo periodo a Parigi era terminato da poco, ero già tornato in Italia qualche settimana prima e ora la nostra relazione viveva di incontri fortuiti e sporadici. Tornai a Parigi per ultimare la registrazione di una vecchia canzone e ricordo quel motel a Parigi, dove ci vidimo per l’ultima volta. Idealmente quello avrebbe potuto essere solo uno dei tanti incontri, lei sarebbe dovuta venire in Italia il mese successivo e, anche se ancora non lo sapevo, sei mesi dopo sarei tornato a Parigi nuovamente, però poco dopo perdemmo i contatti, a poco a poco, io lavoravo troppo, lei troppo distante, e nulla di ciò accadde, lei non venne in Italia e quando tornai a Parigi sei mesi dopo stava con un altro. Eravamo entrambi ancora molto innamorati, ma decidemmo di voltare pagina, conservando nel cuore quei ricordi. Infatti, quei mesi a Parigi erano stati unici e indimenticabili. E a incorniciarli questa canzone tra le note dei miei appunti: Il primo e l’ultimo incontro. Immortalato per sempre. Senza saperlo. Quando ancora tutto era presente, spensierato e travolgente. Non è romantico? Scelgo sempre di guardare il lato positivo delle cose nella vita. Il caso ha voluto regalare ancora più carpe diem alla canzone, quasi a voler sottolineare maggiormente il messaggio del brano: vivete il momento, la felicità è passeggera, non si sa quando viene e quando partirà; quindi, quando c’è va vissuta appieno senza timori, il più possibile, assaporandone ogni dettaglio. Un pizzico di filosofia, letteratura ed esistenzialismo non mancano mai in ciò che scrivo dopotutto.

Infine, prima di chiudere volevo lasciarvi qualche aneddoto. La strutturazione del brano stesso è particolare e minuziosamente pensata. Le strofe di narrazione si alternano al ritornello che racchiude un po’ tutta la passione vissuta e l’essenza del brano, e di cui sono molto fiero. Quell’incastro di parole, immagini e ricordi riesce proprio a trasmettere all’ascoltatore quel “vibe chill” che si provava in quei momenti di spensieratezza e felicità, senza togliere peso al sentimento e all’emozione, mantenendo palpabile la passione. Anche la collocazione spezzata del ritornello tra intro e outro è un particolare atipico che però l’ho strategicamente pensato per raggiungere una narrazione perfetta, dell’inizio e la fine, il tutto racchiuso in una parentesi di una canzone. Infatti, c’è stato molto lavoro nel mettere tutto assieme così come lo potete ascoltare ora. Sebbene le strofe e i versi fossero già tutti scritti, per mesi ho lavorato alla giusta collocazione, alle voci secondarie, e come organizzare tutto in una composizione ideale e onirica, come volevo che fosse, portandomi dietro gli appunti e rielaborandoli più volte anche dopo il rientro in Italia. Invece, una parte che potrebbe passare inosservata ma mi è piaciuto molto introdurre è il bridge in francese, del quale sono particolarmente soddisfatto e decisamente azzeccato per ricreare l’atmosfera giusta. Infatti, inizialmente era solo una poesia che avevo scritto, sempliciotta e sdolcinata, pensata con le parole di francese che avevo imparato e che mi affascinavano di più; infatti, quando stavo in Francia per mesi mi ero annotato in una lista tutte le parole che mi affascinavano di più mentre apprendevo la lingua, e poi le ho messe tutte assieme in quel piccolo testo in rima che le avevo dedicato. Quindi è speciale. Inoltre, gli accenti sono sempre interessanti quando si parla di passioni. Io perlomeno li adoro, quindi probabilmente si potrà sentire il mio accento italiano in quel bridge francese, distorto come se passasse in una radio del secolo scorso, ma non mi interessa, meglio, è intenzionale.

E in chiusura, l’ultimo aneddoto di cui voglio parlarvi sta nel titolo del brano. Ci tengo sempre a non sottovalutare questo elemento in una canzone. È una scelta importante perché deve racchiudere tutta l’essenza del brano, ma essere anche la vetrina con cui ci si interfaccia al pubblico. Per questo brano in particolare ho impiegato quasi più tempo a scegliere il titolo che scrivere l’intera canzone, è stato pensato a lungo e ha tanti significati. Ma voglio svelare qualcosa senza svelare tutto il mistero. Il titolo vuole racchiudere la spensieratezza di quei momenti vissuti nella città delle Lumière, tra appuntamenti, baci rubati ed emozioni. E il cielo sopra la città è la rappresentazione perfetta: etereo, irraggiungibile, immenso, onnipresente. Come la felicità che la si sfiora, la si assapora e poi scappa. Presente, è sempre sopra di noi, basta alzare lo sguardo per poterne cogliere l’immensa bellezza. Romantico, come le stelle e la luna che ci fanno capolino, ma anche come la danza di due innamorati sotto la pioggia di Parigi. Azzurro, come i sentimenti. Lucente, quando irradia il tepore dei raggi del sole. E i molteplici cieli: il giorno, la notte, l’alba, il tramonto, che piange, tuona, sorride, abbraccia, o limpido riscalda. E sotto ogni cielo c’è stato un amore, vissuto e passionale, una felicità che non si può fermare. Inoltre, non sono un fan di mettere nel titolo il nome di una ragazza, ma qui calzava a pennello, infatti non voglio fare nomi, ma casualmente il suo nome deriva proprio dal termine cielo. Quindi un brano sentito, emozionante, spensierato, passionale, e felice. Una romcom che vi farà appassionare.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

More Posts - Website

Follow Me:
TwitterFacebookGoogle Plus

Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.