C’è un rigore quasi architettonico nella costruzione di “Luci bianche nella nebbia”, l’ultimo estratto dall’album “Poesia” di Giuseppe Fresta. Il brano non cerca il facile consenso del gancio radiofonico, ma si sviluppa su un terreno di “sottrazione”. La produzione, curata in collaborazione con Paolo Paolini, sceglie una veste sonora essenziale: pochi elementi, ma carichi di significato, dove il riverbero e lo spazio tra le note diventano essi stessi strumenti comunicativi. L’interpretazione vocale di Ilaria Melis è il vero valore aggiunto; la sua voce non sovrasta il brano, ma vi abita dentro, interpretando con una maturità sorprendente quel senso di “presenza silenziosa” di cui parla il testo. Ci troviamo di fronte a un pop colto che strizza l’occhio alla scuola dei grandi cantautori filosofi, ma con una pulizia formale che evita ogni barocchismo. È un brano che “respira”, lasciando che l’ascoltatore possa riempire i silenzi con le proprie riflessioni. Giuseppe Fresta supera a pieni voti una prova di equilibrio raro, tra forma e contenuto.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.