Partendo da un’intuizione personale, l’autore plasma una storia affascinante dove il dolore non è da respingere ma da comprendere. Tra cliniche enigmatiche e braccialetti magici, emerge una visione del mondo fondata sull’accettazione del cambiamento e sull’equilibrio tra le forze che ci abitano.

Un caro saluto a te, Federico. Chi è il lettore ideale di “Lo Sciamano Chiaro e lo Sciamano Scuro”?
Buongiorno. Il lettore ideale è qualcuno che non si accontenta di una trama lineare e semplice. Ho infatti creato un percorso piuttosto complicato dei miei personaggi. Storie che all’apparenza non c’entravano niente tra di loro, si intrecciano nel climax del libro al momento giusto. Quindi questa è una storia che va affrontata in un modo non troppo leggero, anche se alla fine la lettura è decisamente molto scorrevole.
Quali sono le reazioni più sorprendenti o significative che hai ricevuto finora dal pubblico?
Sono un debuttante, quindi ho avuto ancora pochi confronti con il pubblico, ma tutti positivi.
Hai già in mente altri progetti letterari o temi che vorresti esplorare?
Sì, sto lavorando a un progetto a più lungo termine, una trilogia o tetralogia, stavolta discutendo di fantascienza classica. Niente mostri o magia, solo tante invenzioni che portano un’equipe di ricercatori ad un lungo viaggio finale nello spazio. Naturalmente non mancheranno le sorprese.
Cosa significa per te scrivere oggi e come vedi la tua evoluzione come autore?
Scrivere oggi è difficile, specie per uno come me che viene da un ambiente totalmente differente da quello culturale della scrittura. La mia evoluzione è continua, dato che ho scritto tre opere e tutte e tre di diversa collocazione. Non so come cambierà il mio stile in futuro, molto dipende dal progredire dello sciamano.


