«Luce» è più di una canzone: è un’urgenza. Senaa apre le porte del suo mondo interiore e ci accompagna in un percorso di dolore, resistenza e speranza. Una dichiarazione personale, ma anche collettiva: la luce, anche se flebile, c’è sempre. Bisogna solo avere il coraggio di guardarla.

Nel singolo «Luce» emergono immagini forti: quattro mura, la notte, la luna, la solitudine. Da quale di queste immagini è partita davvero la canzone?
La canzone è partita davvero dalla solitudine, quel senso di isolamento che ti fa riflettere e guardare dentro te stessa.
Molti artisti scrivono di notte, ma per te la notte è quasi un personaggio ricorrente. Cosa trovi nelle ore buie che non trovi durante il giorno?
La notte è il momento in cui le mie emozioni si amplificano, diventano più profonde e chiare. È lì che riesca a connettermi con me stessa e a trasformare quello che senti musica.
La tua scrittura è viscerale e spontanea. Hai provato a modificare il testo o hai lasciato che restasse così com’è nato?
La mia scrittura è molto spontanea, e di solito lascio che il testo resti così com’è nato. Penso che quella sincerità sia importante per far arrivare davvero le emozioni.
C’è un aspetto del tuo percorso personale che ti ha aiutata a trovare il coraggio di “dirti la verità” attraverso la musica?
Sì, ci sono stati momenti in cui mi sono sentita persa, confusa.
La musica mi ha dato il coraggio di essere sincera con me stessa, anche quando faceva male.
Il mondo musicale oggi corre veloce e spesso chiede perfezione. Qual è la tua risposta personale a questa pressione?
Per me la perfezione non esiste.
O almeno, non è qualcosa che cerco nella musica. Quello che voglio è essere vera, anche con le mie fragilità. In un mondo che
Corre e punta sempre più in alto, io preferisco restare con i piedi a terra, fare le cose a modo mio, e rispettare i miei tempi.
Puoi anticipare qualcosa sul futuro? «Luce» è uno spunto per un progetto più grande o un singolo che vive da solo, con il suo messaggio?
Ogni canzone che faccio ha un’identità propria, perché nasce da un’emozione diversa. Insieme formeranno un puzzle di quello che sono.


