In «Nuda», il suo primo romanzo, Anthony David Paloscia fonde narrativa e introspezione per raccontare un cammino di guarigione. Attraverso Marta, la protagonista, esplora il senso dell’identità, del dolore e della libertà emotiva, restituendo al lettore una storia sincera, empatica e profondamente umana

Un caro saluto a te, Anthony. “Nuda” è un titolo forte, che racchiude già il messaggio centrale del romanzo: come lo hai scelto e quale significato racchiude per te?

Un saluto a te. La scelta del titolo è avvenuta in modo quasi organico: Nuda è emerso mentre rileggevo il manoscritto ormai terminato e ho capito subito che racchiudeva il senso profondo dell’opera. Il concetto che evoca è quello di trovarsi improvvisamente nudi in mezzo a una strada : pur non essendoci un pericolo fisico reale, si verrebbe travolti da sensazioni di vulnerabilità, vergogna e paura. Per me, questo titolo significa esattamente questo: essere completamente esposti, senza più maschere o filtri a proteggerci

Credi che l’omologazione sociale e il bisogno di apparire sempre “forti” stia soffocando l’unicità di ognuno? Come possiamo contrastare questo fenomeno?

Assolutamente sì. Credo che l’omologazione sociale sia l’antitesi della diversità intrinseca dell’essere umano; il tentativo di renderci tutti uguali è, di fatto, contro natura. La spinta costante a dover essere sempre ‘al top’ e conformi agli altri sta progressivamente cancellando la nostra unicità. È ciò che accade a Marta, finché il suo sistema di autodifesa interiore non si ribella per ricordarle chi è davvero. Per contrastare questo fenomeno dobbiamo riappropriarci della nostra umanità: smettere di voler ‘apparire’ per tornare a ‘essere’, riscoprendo il contatto reale, il guardarsi negli occhi e recuperando quel tempo fatto di vita vera che ci apparteneva quando eravamo bambini.

Quando è nata la tua passione per la scrittura e cosa ti ha portato, in particolare, verso una narrativa introspettiva?

Il mio rapporto con la scrittura ha radici lontane, che ho riscoperto grazie ai racconti di vecchi compagni di scuola: sono stati loro a ricordarmi che questa passione è sempre stata parte di me, anche quando l’avevo accantonata. Ho sempre amato narrare storie e ho iniziato molti romanzi, ma la storia di Marta è l’unica che è riuscita ad arrivare fino in fondo. È nata da una fusione tra il mio vissuto e le tante storie ascoltate dalle persone che ho incontrato, anche grazie al mio podcast, diventando così una narrazione corale, la storia un po’ di tutti.

Nel romanzo emergono echi delle tue esperienze personali o della tua storia emotiva? In che misura il libro è anche un tuo viaggio?

Il romanzo nasce indubbiamente dal mio viaggio personale: prende vita da una parte di me, per poi espandersi e diventare universale. Sono convinto che un’opera di questo genere non possa prescindere dal vissuto dell’autore. A differenza di un giallo o di una commedia, un romanzo introspettivo con una componente emotiva così forte non può essere totalmente inventato. Richiede necessariamente un percorso personale che ne costituisca le fondamenta e la verità.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.