Tra storia, fantascienza e tensioni geopolitiche, l’autore costruisce un mondo alternativo in cui Roma torna protagonista con luci e ombre. L’intervista ripercorre le scelte narrative, le influenze artistiche e la nascita di una trilogia che indaga potere, memoria e le fragilità dell’Europa futura.

In «F.P.Q.R.» il collasso degli Stati Uniti d’Europa è raccontato con un realismo sorprendente. Quanto questo scenario distopico nasce da paure reali sulla nostra società?

Alcune descrizioni nascono da paure reali è vero, ma non del tutto. L’ho fatto soprattutto in funzione della narrativa, e ispirato dai mondi nei film e serie di fantascienza (The divergent o Le macchine mortali). Ciò che mi spaventa di più sono la crisi demografica, la disinformazione, il calo della cultura. Nel romanzo porto questi ambiti quasi all’eccesso ma ciò che desidero è che si combatta per avere l’esatto contrario.

Antonio Comodi eredita un potere immenso, ma appare fragile, tormentato, quasi sopraffatto. Cosa ti interes­sava esplorare attraverso questa figura di “erede imperfetto”?

Antonio Comodi è il figlio di Marco d’Aureli. E’ ispirato a due imperatori: Commodo e Tiberio. Due sovrani che non sono stati all’altezza dei loro predecessori. Due figure che hanno ereditato il loro ruolo con pesantezza, tormentati da ciò che il mondo si aspetta da loro. In un mondo dove i capi hanno maschere di sicurezza, lui invece sembra vacillare, non riuscendo mai ad arrivare alla grandezza del padre. Inoltre è geloso del suo comandante Valerio Severiano, e sente di avere lacune riguardo l’Organismo Pendulum. Tutto questo lo porta alla via della violenza.

La presenza di tecnologia avanzata, di riti antichi e di un nuovo politeismo costruisce un mondo molto stratificato. Come hai lavorato per mantenere credibile un universo così ricco?

Non è stato affatto facile tenere vari ambiti legati in modo coerente. E non so nemmeno se ci sono riuscito. Gli scrittori veri, non come me, dicono che un romanzo per essere credibile deve avere sfaccettature stratificate dei personaggi e delle società raccontate. La sfida era proprio tenere insieme questi vari elementi non solo per fare scena. Ho provato a costruire una logica coerente sul mondo, sulla tecnologia e sulla nuova religione politeista. Provando a legare bene i vari pezzi del puzzle in modo che i personaggi vivessero in modo organico.

Nel romanzo si avverte un costante conflitto tra verità e propaganda. Quanto questo tema, oggi, ti sembra centrale nella nostra epoca digitale?

Direi che è sempre stato un tema centrale. La propaganda ha sempre aiutato i sovrani. Ora poi le informazioni sono veloci e illimitate, ma anche esposte a manipolazioni. Nel romanzo non si possono utilizzare i satelliti, ma la tecnologia per percepire la realtà è ancora molto attiva. I sovrani provano in continuazione a manipolare la realtà attraverso azioni, imprese, e iniziative, per far percepire ai sudditi la verità a proprio piacimento.

Stai costruendo un progetto narrativo che attraverserà tre imperi storici reinterpretati in chiave fantastica. Qual è il filo rosso che unirà l’intera trilogia?

Questo è il mio primo progetto artistico. Stranamente nato proprio quando ho lasciato Roma per andare a vivere in provincia. E devo dire che il filo rosso che unisce tutto è proprio il mio amore per la città eterna, un amore che ora vivo da pendolare per raggiungerla a lavorare. Ma il suo fascino non mi stanca mai. Nel romanzo l’unione che lega il tutto saranno i riti antichi, il nuovo politeismo, e l’ambizione mista alla fragilità degli uomini.

Se «F.P.Q.R.» dovesse diventare un prodotto audiovisivo, quale atmosfera — estetica, musicale, visiva — immagineresti per raccontare questo futuro romano?

Mentre scrivevo i vari capitoli del libro spesso l’ho immaginato in chiave cinematografica. Mi piacerebbe svilupparla con un’atmosfera che mescoli antico e moderno in modo omogeneo dove monumenti millenari convivono con tecnologie avanzate per la goduria del fruitore. Penserei ad ampi spazi, con toni caldi per il sacro e la storia e toni più freddi per la tecnologia e la propaganda. Ho sempre trovato interessante il mix antico-moderno nella saga de La mummia.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.