Un ritorno alle origini, tra caos metropolitano ed esistenzialismo sintetico

Il 26 settembre esce su tutti gli store digitali e in promozione radiofonica nazionale “Tokyo”, il nuovo singolo dei Barry e i Karamazov. Un ritorno alle origini che segna un momento cruciale nella storia della band: “Tokyo”, infatti, è il primo brano mai scritto dai BEIK, il nucleo iniziale da cui tutto ha avuto inizio. Dopo anni di concerti, produzioni e nuove scritture, il pezzo trova oggi la sua forma definitiva, non come un remake nostalgico ma come una rinascita consapevole, frutto di un lungo processo di cura e maturazione. “Tokyo” è una città, ma anche uno stato d’animo: una metafora perfetta del nostro tempo, capace di incarnare il vuoto e il caos dei non-luoghi contemporanei con un’estetica tanto frenetica quanto catatonica. A raccontarlo è il ritornello, con la sua domanda esistenziale “Non vedi che là fuori c’è il vuoto?”, che si fa riflessione collettiva sul presente. Il brano è un viaggio mentale e sonoro che attraversa immagini orientali, contrasti urbani e derive interiori, tra karaoke giapponesi, luci artificiali e solitudini amplificate. La produzione è ricca di suggestioni: il campione usato come synth nel ritornello, tratto dalla colonna sonora di Bubble Bobble, è un omaggio alle sale giochi di Akihabara, mentre le chitarre distorte nella strofa evocano atmosfere tribali e notturne, in contrasto con l’energia luminosa e affollata della metropoli. L’arrangiamento accompagna questo equilibrio di opposti con una regia musicale cinematografica, alternando silenzi sospesi a esplosioni ancestrali, fino a un ritornello che si apre come un respiro, come un’alba sul profilo del monte Fuji. “Tokyo” è un piccolo “Perfect Days” di Wim Wenders in versione musicale, una guida turistica dell’inconscio in cui Baudelaire si lega ai Cyborg, tra metamorfosi, bonsai e vite digitali. I BEIK firmano così un brano potente e necessario, che torna oggi non per nostalgia, ma per rimettere al centro le domande giuste. E forse, come dicono loro, questo brano  torna non con un semplice remake, ma con alle spalle sedute di coppia durate anni e anni, per poi scoprire che lo psichiatra era uno specchio.

Ascolta il brano

BEIK è una band, un ibrido musicale e narrativo che intreccia rock alternativo, rap sperimentale, indie e cantautorato moderno, trasformando ogni brano in un viaggio tra caos e bellezza. Il progetto nasce nel 2019 attorno alla penna e alla voce di Barry, frontman e autore capace di trasformare ironia, introspezione e giochi di parole in immagini vive. La sua scrittura, fatta di anagrammi, cortocircuiti semantici e riferimenti all’arte contemporanea, è il cuore pulsante della band: un flusso ininterrotto che mescola poesia e urgenza. Prima dei BEIK, Barry ha portato avanti il progetto solista Barry Mad (con uscite su Vevo e diverse testate) e la band 60 Frame, con la quale ha calcato palchi importanti (RaiUno, Sky Music on the Road Area Sanremo 2013) e ottenuto rilievo nel panorama nazionale. Accanto a lui, Naeco, bassista e sound designer, con un solido background da fonico e musicista attivo su numerosi palchi. Il suo basso nei BEIK è radice e architettura sonora, equilibrio tra groove e atmosfera. Completa la formazione Waiban, chitarrista sperimentale e versatile, cresciuto tra il metal e la psichedelia, oggi colonna portante del suono della band con riff e linee melodiche che oscillano tra intimità e deflagrazione. Dal vivo i BEIK trovano il loro habitat naturale: performance potenti e catartiche, in cui introspezione e urgenza diventano un rito collettivo. Dopo anni di concerti e ricerca musicale, la band ha chiuso il suo primo album ufficiale e attualmente è attiva con tre singoli disponibili su Spotify.

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Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

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