Un uomo, una scelta, una rivoluzione interiore. “Non c’è nero nell’arcobaleno” non è solo un romanzo, ma un percorso umano attraverso le contraddizioni del benessere e il bisogno di autenticità. De Rosa costruisce un personaggio che diventa specchio e provocazione per chi legge.

Nel titolo affermi che non c’è nero nell’arcobaleno. Cosa rappresenta davvero per te questo concetto?
Viviamo oggi una vita costruita sulla performance, sull’apparenza, siamo disposti a fare o dire folli cose per un pugno di like, inclini a spingersi oltre il confine della moralità per ottenere il potere, pronti ad abbattere il muro del rispetto per il denaro; siamo convinti spesso di vivere una vita a colori, quando invece siamo intossicati dal nero e dalle sue sfumature. L’arcobaleno è un fenomeno naturale in cui goccioline d’acqua funzionando come prismi che scompongono la luce in colori primari tra I quali, il nero non compare in quanto esso è assenza di colore e luce, il nero assorbendo tutte le lunghezze d’onda non ne riflette alcuna. Se vogliamo diventare o essere trasparenti come una goccia di acqua, dobbiamo dimenticare ogni atteggiamento che “sporca” l’essenza della luce stessa .
Quanto è importante per te coniugare spiritualità e narrativa in un romanzo?
La spiritualità è in qualche modo diventata un elemento fondamentale nella mia vita, sono convinto che riuscire a coniugare vita concreta con spiritualità, possa, in qualche modo, migliorarci e spingerci un pò più in alto, gradino dopo gradino , per raggiungere quella consapevolezza in cui ci risulti finalmente chiaro che evoluzione è aprire gli occhi e non chiudere il cuore.
Come reagisce il tuo pubblico a una storia così intensa e a tratti dolorosa?
Il libro sta andando molto bene, il pubblico sembra soddisfatto dopo averlo letto e incuriosito prima di farlo, non ho ancora però abbastanza feedback per poter rispondere.
Hai mai pensato di trasformare questa storia in un’opera teatrale o cinematografica?
É sempre stato il mio sogno, l’ho immaginato già durante la stesura del mio primo libro “ Il sussurro di Dio”, immagino che riuscire a vedere prodotto in un film il proprio romanzo, sia l’ambizione di tantissimi autori.
Cosa hai scoperto di te stesso scrivendo questo libro?
Ogni volta che scrivo, scopro qualcosa di più di me, riesco naturalmente a trovare parti del mio io che ignoravo e che invece esistono. Scrivere è un atto profondamente interiorizzante, si tira fuori il respiro della propria anima, le parole sporcano quel foglio che si ha davanti , con parole che prendono corpo in qualche anfratto nascosto nel cuore; rileggersi poi, diventa un’esperienza straordinariamente intensa ed appagante, quasi mistica. Scrivendo Non c’è nero nell’arcobaleno ho scoperto che probabilmente dentro di me convive assieme ad una parte sensibile anche , purtroppo un lato cinico.
Se potessi dare un consiglio al Giona del primo capitolo, quale sarebbe?
Non saprei, Giona del primo capitolo è l’uomo che ha all’apparenza tutto, denaro, potere, donne, tanto da considerarsi Dio. Potrei dirgli di curare meglio I suoi rapporti, gli consiglierei di non sottovalutare la qualità delle relazioni, di andare fondo , di aprirsi agli altri, di abbattere quei muri di prepotenza e arroganza dietro cui si trincea.


