“Nero Fumo” è molto più di un romanzo fantasy. Andrea Morelli, con una prosa ricca di suggestioni, riflette sul valore dell’amicizia, sulla famiglia e sulla possibilità di rinascita. Un viaggio attraverso ombre e rovine, dove il fuoco della trasformazione brucia in ogni pagina.

Come nasce l’idea della città immaginaria di Zmirrat e cosa simboleggia nel contesto della storia?

Quando ho sviluppato la trama di ‘Nero Fumo’, mi sono posto il problema dell’ambientazione. Una città medio-orientale con vie strette e buie rappresentava infatti il teatro ideale per ambientare la vicenda di Aram e dei suoi amici. Durante la fase di editing e di world building ho messo in fila tutti gli spunti emersi e dato a Zmirrat la sua connotazione finale, ovvero quella di una città medio-orientale, punto di riferimento di un’intera regione, cinta da grandi mura di pietra chiara, al cui interno si trova un quartiere detto ‘Il Ventre’ delimitato da mura nere e sul quale staziona una nebbia nerastra. Zmirrat però non è solo uno scenario “teatrale”: è il punto centrale di tutta la narrazione iniziata con ‘Nero Fumo’ in quanto porta con sé i segni di tutti gli eventi che ne hanno segnato la storia, compreso il nome stesso e la presenza del Ventre. In sostanza, senza Zmirrat non ci può essere né Aram né il suo antagonista.

Che ruolo hanno la paura e il coraggio nella costruzione psicologica dei tuoi personaggi?

Paura e coraggio svolgono un ruolo fondamentale nella vicenda in quanto guidano le azioni del protagonista della storia, della sua famiglia e dei suoi amici. Nello svolgimento della trama ho cercato di fare sì che questi stati d’animo si manifestassero spontaneamente nei personaggi, guidando così le loro azioni in modo inaspettato, causando anche antagonismi. In ‘Nero Fumo’ non ci sono eroi in quanto il sentimento predominante che alberga nei cuori di Aram e dei suoi amici è la paura: è questa molla potente a costringere Arama a darsi il coraggio per affrontare le sfide che gli si pongono davanti. Il coraggio e la leadership che Aram dimostra di possedere nascono proprio dalla paura.

Hai dichiarato che il romanzo è anche una riflessione sull’eredità: cosa intendi esattamente?

Il tema dell’eredità è fondamentale in ‘Nero Fumo’. I personaggi principali portano dentro di sé un’eredità della quale non sono necessariamente consapevoli. È il caso di Ilyam, detentrice di un potere antico e alla quale è stata affidata un’eredità di cui Ach-Noim vuole impossessarsi e di Aram, che presenta un tratto fisico inquietante. In quest’ottica, lo stesso Nero Fumo è un’eredità di tempi antichi. Il tema diverrà ancora più potente nel seguito di ‘Nero Fumo’, che sarà disponibile a breve.

Quali letture o autori ti hanno influenzato maggiormente nella creazione di “Nero Fumo”?

Sicuramente il mio autore preferito, Stephen King, ma ci metterei anche le opere di H.P. Lovercraft. Un autore che mi ha colpito molto, specie con i suoi primi romanzi, è Donato Carrisi. Le sue trame sono semplicemente geniali, così come quell’ammiccare continuamente all’oscurità intesa però (almeno dal mio punto di vista) come l’oscurità dell’anima o della personalità, una specie di campo magnetico “nero” quasi soprannaturale nel quale vittime e i protagonisti spesso si perdono. Un ‘opera che mi ha influenzato è Sharaz-de, di Sergio Toppi, una rivisitazione de ‘Le mille e una notte’. I personaggi disegnati da Toppi sono iconici, così come gli ambienti, caratterizzati da colori accesi e caldi che richiamano il calore del deserto.

Che consiglio daresti a chi si affaccia per la prima volta al genere fantasy come lettore?

Oggigiorno il genere fantasy presenta molteplici sfumature, trattate alla stregua di sottogeneri. Se dovessi dare un suggerimento direi di leggere ‘Il Signore degli anelli’ (comprese le appendici), ‘Lo hobbit’ di Tolkien e ‘il paese delle due lune’ di Guy Gavriel Kay. Specialmente i libri di Tolkien sono un esempio fulgido di world building. Diverso il libro di Gavriel Kay, nel quale l’’ambientazione fantasy fa da sfondo a una trama nella quale la psicologia dei personaggi e la loro umanità sono protagonsite.

Se potessi descrivere “Nero Fumo” con una sola parola, quale sarebbe e perché?

Lo definirei con la parola “incubo”, perché è nato come il racconto di un incubo, che è in realtà una terribile premonizione. Il libro sul mercato è ovviamente cambiato rispetto alla mia idea iniziale ma conserva nella sua parte centrale molto della stesura originale, un crescendo di orrori che sembra non avere mai fine.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.