ANDROMEDA ci accompagna dietro le quinte del suo nuovo singolo Ventiquattro Ore , esplorando il coraggio di lasciare andare per ritrovarsi. Tra influenza pop/dance anni ’80 e un testo intenso, l’artista svela emozioni, paure e la determinazione di vivere senza compromessi.

Bentrovato, Andromeda. “Ventiquattro Ore” vuole trasmettere un messaggio particolare?

Assolutamente sì. Con “Ventiquattro Ore” ho voluto dare voce a quell’idea che la vita, in un solo giorno, può subire una trasformazione così profonda da cambiare ogni prospettiva. Il brano è concepito come un inno alla resilienza, un messaggio che ci ricorda come ogni crisi, ogni caduta, possa celare in sé il seme di una rinascita. È un invito a non temere il cambiamento, ma a vederlo come un’opportunità per riscoprire la propria forza interiore e per rimettersi in gioco, anche quando tutto sembra perduto. Ho voluto trasmettere la sensazione che, anche nei momenti più bui, c’è sempre la possibilità di risorgere, di reinventarsi e di abbracciare un nuovo inizio con coraggio e determinazione.

Perché alcune persone si sentono quasi “in dovere” di comportarsi come desiderano gli altri?

Ritengo che questo fenomeno derivi da un profondo bisogno di appartenenza e dalla costante pressione sociale a cui siamo sottoposti fin da piccoli. Cresciamo imparando, esplicitamente o meno, che il giudizio degli altri è un metro di misura per il nostro valore personale. Questa dinamica porta molte persone a conformarsi a modelli predefiniti, sacrificando la propria autenticità per evitare critiche o l’esclusione. È come se ci fosse un contratto silenzioso in cui, per sentirsi accettati, ci si adatta alle aspettative altrui, dimenticando la ricchezza che risiede nell’unicità di ciascuno. In questo modo, l’individuo perde la possibilità di esplorare e valorizzare la propria identità, rimanendo intrappolato in ruoli che non rispecchiano la sua vera essenza.

Dal punto di vista musicale, a quali generi ti sei ispirato?

La mia ispirazione musicale è il risultato di una fusione di diverse correnti che hanno segnato la mia crescita artistica. Da una parte, il pop e la dance costituiscono il cuore pulsante del mio sound, offrendo ritmi energici e melodie accattivanti che invitano alla condivisione e al movimento. Dall’altra, le influenze degli anni ’80, con quel tocco funky e sperimentale, hanno aggiunto una dimensione nostalgica e allo stesso tempo innovativa al mio lavoro. Artisti come Dua Lipa, The Weekend e Calvin Harris sono stati per me fonte d’ispirazione, perché sanno combinare modernità e profondità emotiva. In “Ventiquattro Ore” ho cercato di creare un ponte tra questi mondi, dando vita a un mix sonoro che sia al contempo coinvolgente e capace di trasmettere emozioni autentiche, in un viaggio musicale che racconta storie e trasformazioni interiori.

L’arte è una forma libera di espressione? Ti senti veramente te stesso quando scrivi e fai musica?

Per me, l’arte rappresenta lo spazio in cui posso essere completamente libero di esprimere la mia verità, senza filtri o compromessi. Quando scrivo e compongo, mi immergo in un processo creativo in cui ogni nota e ogni parola sono il riflesso sincero del mio mondo interiore. In quei momenti, lascio cadere le maschere e mi abbandono alla spontaneità delle emozioni, dando vita a un dialogo autentico con me stesso e con chi mi ascolta. L’arte diventa così un mezzo potente per trasformare esperienze personali in messaggi universali, permettendomi di condividere non solo la mia musica, ma anche le mie lotte, le mie cadute e le mie rinascite. È in questo spazio creativo che mi sento veramente me stesso, libero di esplorare la mia identità e di connettermi con il mondo in maniera profonda e significativa.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.