Ambientato a Palermo, il romanzo di Lavinia Lantieri intreccia spiritualità e quotidianità. Protagonisti sono Ester e l’angelo Ariel, figure che ci trasmettono un messaggio di forza e protezione. Scopriamo con l’autrice come riconoscere la presenza di una guida invisibile nei momenti più cruciali delle nostre vite.

Un caro saluto a te, Lavinia. Come mai hai deciso di scrivere “Io mando davanti a te un angelo per custodirti”?

Ciao, è stata un’ispirazione che mi è venuta mentre partecipavo alla santa messa dedicata agli angeli custodi.

Da tempo avevo un gran desiderio di scrivere un libro tutto mio ma pensavo che questo non si avverasse mai. Invece, andando in questa messa, la frase tratta dal libro dell’Esodo “Io mando davanti a te un angelo per custodirti” mi ha trafitto il cuore e mi rimbombava sempre nella mente.

Così, ogni giorno mi sono messa a scrivere e da quella frase è nata tutta la storia di Ester narrata in prima persona dal suo angelo custode.

Da dove nasce la tua passione per la scrittura?

Fin da piccola ho sempre amato leggere e scrivere.

Ricordo che da piccola mi finivano sempre le pagine dei quaderni e l’inchiostro delle penne talmente scrivevo di tutto e mio nonno, puntualmente, me li ricomprava nuovamente.

In quinta elementare il mio racconto è stato scelto e premiato da una giuria esterna. Ho questa passione fin da piccola.

Come definiresti il rapporto tra Ariel ed Ester?

È il rapporto che ci dovrebbe essere con ciascuno di noi.

Tutti noi abbiamo un angelo custode e lui è il nostro migliore amico, quello che non ci tradirà mai e non ci deluderà mai.

Gli angeli amano aiutarci ma siamo noi che non li rendiamo partecipi della nostra vita.

Amano conversare con noi, amano quando noi ci rivolgiamo a loro e sono tanto contenti quanto più viviamo una vita di fede.

Non è la stessa cosa credere o meno all’angelo custode. La vita la si vive diversamente, con più energia e serenità.

C’è un modo per affrontare le difficoltà della vita, senza lasciarsi sopraffare da queste?

La preghiera. Con il termine preghiera non intendo solo la preghiera mnemonica ma soprattutto la preghiera del cuore.

Basta semplicemente rivolgersi a Dio dicendo: “Non so perché mi stia capitando questo, sono stanca e non ce la faccio più, confido in Te, aiutami Tu” ecco già questa preghiera non rimarrà assolutamente inascoltata, ma già si sentirà più serenità nell’affrontare quella situazione che fa soffrire.

Io personalmente, oltre alla preghiera vado proprio in chiesa e mi metto innanzi o al tabernacolo oppure davanti a Gesù Eucaristia.

Ogni volta che sono in pensiero per qualcosa, esco sempre molto più serena.

L’adorazione eucaristica è proprio il top per evitare di farsi sopraffare dalle sofferenze.

Molti spendono soldi per andare da qualche psicologo, non dico che non bisogna andare, ma spesso ci si va anche per qualcosa che può essere facilmente superato.

Se tutti andassero all’adorazione eucaristica frequentemente, avrebbero già smesso di andare dallo psicologo.

La tristezza nel cuore può toglierla solo Gesù e nessun altro essere.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.