La triste storia di serena Mollicone inizia dalla sua scomparsa. Era il 3 giugno del 2001, quando il corpo senza vita della ragazza, viene ritrovato a distanza di 48 ore dalla sparizione da Arce (in provincia di Frosinone), in un boschetto (che successivamente prenderà proprio il nome di Serena), con mani e piedi legati da un fil di ferro e la testa chiusa in un sacchetto.
La giovane di 18 anni, viveva con il papà Guglielmo -insegnante nella scuola del luogo-, e un’altra sorella; la mamma purtroppo muore tempo prima, per una brutta malattia. Nel paese di Arce -come ancora oggi accade-, girava la droga e Serena, seguendo gli insegnamenti del padre, cercava di aiutare come poteva, chi cadeva in quel “brutto giro”. Guglielmo Mollicone, in una dichiarazione affermerà “mia figlia è morta per questo”. Serena scompare il primo giugno del 2001, la sera papà Guglielmo, non vedendola rientrare a casa, lancia l’allarme e avvisa i carabinieri, che danno inizio alle ricerche. Le testimonianze che si riescono ad ottenere, per ricostruire la giornata della giovane, confermano il fato che la mattina, Serena viene vista al bar del paese con dei ragazzi poi, salgono su una macchina bianca e vanno via. Secondo Carmine Belli, carrozziere della zona, conferma quanto detto dalla proprietaria del bar ma aggiunge di aver visto la ragazza, litigare con un giovane dai capelli chiari. Il comandante della stazione dei carabinieri, Franco Mottola, si reca la sera stessa da Guglielmo Mollicone, per farsi consegnare il diario (la cui consegna non viene registrata), che la figlia aveva. Dall’autopsia, si viene a sapere che Serena ha ricevuto una botta in testa ed esclude la violenza sessuale. Nel luogo del ritrovamento del corpo, sparpagliati ovunque, libri e quaderni. Manca solo il cellulare che non viene trovato, durante la perquisizione effettuata dai carabinieri -a seguito del ritrovamento del cadavere-, a casa del padre. Il cellulare, però, viene successivamente rinvenuto da Guglielmo, andando a ricontrollare un cassetto già perlustrato dagli agenti. I dubbi iniziano ad aleggiare attorno alla figura del padre tanto che, dopo il funerale di Serena, i carabinieri portano via Guglielmo, ma solo per firmare dei documenti. Le ricerche proseguono in quello che diventa un mistero sempre più fitto. Arriviamo a settembre del 2002 e i carabinieri arrestano Carmine Belli; il carrozziere che successivamente parlerà di complotto ai suoi danni, per aver forse, identificato il ragazzo biondo con cui litigava Serena, nel figlio del maresciallo Mottola. Il giovane, Marco Mottola, gira la voce faccia parte di un losco giro. Il carrozziere, in seguito viene assolto. Bisogna arrivare al 2008, ad un’altra morte, per ritornare al caso di Serena. Santino Tuzi, si sparerà nella sua auto, con la pistola d’ordinanza; per molti, l’uomo aveva un’amante e il gesto disperato sarebbe scaturito da questo. Per molti altri, la morte sospetta del carabiniere, sarebbe una conseguenza alle rivelazioni fatte dal carabiniere alla Procura, sul fatto di aver notato Serena Mollicone entrare nella caserma, senza vederla uscire più. Serena, a quanto affermato da padre: “era andata a denunciare il figlio del maresciallo”. Finiscono così a processo 2 carabinieri, uno con l’accusa di induzione al suicidio (del collega Tuzi) e l’altro per favoreggiamento; l’ex maresciallo Mottola e tutta la famiglia (moglie e figlio) con le accuse di occultamento di cadavere e omicidio volontario. Nella ricostruzione dei fatti, Serena, dopo aver litigato con Marco Mottola, avrebbe dimenticato i libri di scuola nell’auto del ragazzo e sarebbe andata in caserma, per recuperarli. A seguito di una litigata, il ragazzo avrebbe spinto Serena, che avrebbe sbattuto violentemente la testa, contro una porta (che in seguito venne sequestrata, poiché riportava segni evidenti). Cinque ore di agonia, Serena Mollicone, se adeguatamente curata, sarebbe potuta essere salvata invece, avrebbe passato 5 ore in agonia, prima di morire. In seguito al decesso della ragazza, l’intera famiglia Mottola e i 2 carabinieri, avrebbero inscenato altro. Lo scorso anno, la famiglia Mottola e i 2 carabinieri vengono assolti. A distanza di 22 anni, su richiesta del Pg, i giudici della Corte di Assise di appello di Roma, hanno riaperto la fase dibattimentale, fissando la prossima udienza al 22 novembre 2023. La Corte ha ricevuto, inoltre, un elenco di 44 tra testimoni e consulenti, da sentire poiché “indispensabili”, per giungere alla verità. Purtroppo, il papà di Serena, Guglielmo Mollicone, non potrà assistere più alle udienze perché deceduto a novembre del 2022.