Dal 23 al 29 ottobre, l’Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia ha indetto la settimana sul Narcisismo, per conoscere una patologia con forti implicazioni cliniche e forensi, per comprenderne le origini, capire come viene effettuata la diagnosi e come procedere al trattamento.
Lo psicologo, psicoterapeuta Massimo Lattanzi, ci spiega come il narcisismo, si debba considerare solo patologico. “Il Narcisismo è anche sano, quando ad esempio raggiungiamo un obiettivo tanto agognato e siamo molto orgogliosi di noi, sempre se il sentirsi orgogliosi non diventi pervasivo, altrimenti si rischia di cadere in una forma patologica”.
Dottor Lattanzi, il profilo narcisistico è molto complesso, ma può essere trattato?
“Con il protocollo scientifico validato, come quello che l’AIPC ha messo a punto, si valutano specifici parametri vitali, come la respirazione, il battito cardiaco o la sudorazione, ad esempio. Tutte valutazioni che forniscono risultati oggettivi”.
Quando si parla di narcisismo maligno, cosa sta ad indicare?
“E’ la forma di narcisismo patologico più grave, che sfocia spesso in violenza e talvolta anche ad omicidi. È un profilo molto complesso, che presenta un tratto persecutorio, un tratto antisociale, ma quello più grave è quello perpetrato ai danni delle persone è il sadismo, godere nel far soffrire l’altra persona, soprattutto quando l’altra persona si allontana”.
Quando possiamo parlare di Narcisismo Patologico?
“Ci sono tratti ricorrenti di queste persone che manifestano, impotenza, potenza, onnipotenza e superiorità, e inferiorità nelle relazioni interpersonali. Essendo dei grandi manipolatori, esercitano una violenza psicologica sul partner, a volte anche fisica e sessuale”.
Dottore, come possiamo riconoscere un narcisista?
“Non è per nulla facile riconoscere i narcisisti, ma anche in questo caso, vengono in nostro soccorso molti studi e ricerche scientifiche che prendono in considerazione, in particolare, il temperamento e l’accudimento, di quello che avviene prima della nascita e di come si prendono cura dei figli i genitori”.