Fabio Camillacci è giornalista, speaker e doppiatore, appassionato di cronaca, politica, sport e la cui carriera poliedrica si declina in vari modi: dalla televisione alla radio, al doppiaggio.
La redazione di VentoNuovo è lieta di intervistare Fabio Camillacci che si è mostrato emozionato per dover interpretare l’anchorman Kent Brokman dei Simpson, ruolo che lo vedrà sugli schermi a partire da ottobre.
Lei è giornalista, speaker e doppiatore. Com’è iniziata la sua carriera?
“La mia carriera va divisa in due fasi: una fase giornalistica, a partire dal 1989, quando ho iniziato a scrivere per un giornale che veniva diffuso allo Stadio Olimpico per le partite della Roma e della Lazio. Feci il mio primo articolo su Ruggero Rizzitelli che era l’attaccante della Roma. Avevo già questa passione per il calcio, i radiocronisti, i telecronisti, sin da piccolo per divertimento. Poi ho avuto l’opportunità di conoscere una persona che era il presidente del comitato Radiotelevisivo del Lazio, il quale apprezzò un mio articolo dell’89 sulle Elezioni europee, pubblicato sul giornale della Democrazia Cristiana, cioè La Discussione. Nel frattempo avevo iniziato in Tirradio Network che produceva dei programmi mandati in onda da tante radio italiane. Ovviamente, senza percepire nulla perché ero solo agli inizi. Contestualmente facevo qualche intervista: la prima fu a Rudy Voeller. Poi ho iniziato a fare inchieste e approfondimenti con i giornali radio; dal ‘90 è decollato un po’ tutto a livello giornalistico. Per quanto concerne la carriera da doppiatore, invece, a metà anni ‘90 lavoravo a RDS e l’allora speaker mi propose di fare dei doppiaggi. Iniziai con l’attrice Daniela Poggi, io feci una parte che non andò bene e dovetti ripeterla tante volte perché era l’interpretazione di un attore e riscontravo difficoltà. Un conto, infatti, è fare l’attore e un conto è fare il doppiatore. Con i cartoni animati andai un pochino meglio. Successivamente una delle sorelle Izzo, Fiamma Izzo, cercava delle voci per fare il film Munich di Steven Spielberg, riguardante l’attentato a Monaco delle Olimpiadi del ‘72 quando ci fu il rapimento degli atleti Israeliani. Io feci il mio primo esordio facendo questa parte. Si trattava di una voce fuori campo, di un giornalista, quindi mi sentivo a mio agio. Da lì, ho iniziato a fare parti sempre più specifiche in cui riuscivo ad essere più naturale possibile, principalmente speaker radio o giornalisti televisivi, radiofonici, cronisti sul posto o telecronisti. Non posso, tuttavia, ritenermi veramente un doppiatore perché la mia attività principale è il giornalismo radiotelevisivo. Il mio è piuttosto un doppiaggio di nicchia. L’ultimo film che ho fatto è stato Full Time che è uscito in primavera e, anche qui, si trattava sempre di una voce fuori campo da speaker, così come La guerra di domani, uscito l’anno scorso. Sono sempre rimasto in queste parti, senza andare oltre, al contrario di mio figlio, ad esempio, che nasce prettamente doppiatore. Occorre essere spigliati nel fare anche i gesti, i versi e me risulta difficile: ad esempio, facendo Kent Brockman in questi primi turni di doppiaggio mi sono accorto che quando fa discorsi attinenti al suo lavoro di anchorman, di giornalista io mi trovo a mio agio, se invece fa un verso, mi risulta difficile inserirlo.”
Come pensa sia cambiato il mondo della televisione e della radio, da quando ha iniziato la sua carriera fino ad oggi?
“È cambiato tutto perché entrambi sono diventati due mass media che, alla luce dei social e di internet, hanno perso parecchio. Le radio libere degli inizi erano un po’ i social network di oggi perché si telefonava, si facevano le dediche, si chiedevano le canzoni, si era protagonisti così come oggi si è tutti protagonisti sui social. La radio e la televisione erano mezzi potenti. Con l’avvento della rete è cambiato tutto, anche il mondo del giornalismo. Fare il giornalista è diventato paradossalmente più semplice perché siamo bombardati di notizie costantemente a portata di mano, nonostante la difficoltà di inserirsi in un settore che è saturo a livello di informazioni. A mio parere sono cambiate tante cose in peggio perché non esiste più la selezione di notizie e di professionisti che un tempo, invece, era importante. Prima il giornalista si recava sul posto di un reato e intervistava i testimoni, ad esempio. Ora è tutto più agevolato, l’informazione è dappertutto ed è difficile inserirsi, fare ascolti. Anche a livello di produzione, siamo entrati in una fase di grande crisi di idee forse perché sono passati tanti anni da quando si fa sia radio che tv ed è difficile rinnovarsi nel nuovo mondo del web e dei social che diffondono le notizie in un batter d’occhio, privando dell’esclusività individuale. Siamo pieni di informazioni, su tutti i fronti.”
Cosa ha provato quando ha saputo che sarebbe stato la nuova voce di Kent Brockman dei Simpson? Ci racconti com’è successo.
“È stata una grande soddisfazione. Ho fatto qualche provino sia nel 2021 che nel 2022, perché inizialmente la produzione Mediaset voleva provare a convincere Federico Neri, la voce precedente, ad andare avanti, sebbene avesse già gravi problemi di salute. Dopo la sua morte, avvenuta a dicembre 2021, c’è stata una nuova selezione. Mi ricordo che ricevetti un messaggio su whatsapp da una signora addetta alla segreteria della società delle sorelle Izzo, le quali si occupano del doppiaggio dei Simpson. Dopo la valutazione, Mediaset ha scelto me perché avevo una voce molto simile alla precedente. Abbiamo già fatto i primi turni. Ho provato grandissima gioia ma anche incredulità e un po’ di preoccupazione per il timore di non riuscire ad essere all’altezza. Io, in passato, ho fatto parti di film ma mai un personaggio. Quando un personaggio è seriale il pubblico si innamora, si appassiona alla voce. Quando questa viene cambiata non è facile metabolizzare il tutto. C’è di mezzo l’affetto. Quindi un po’ di paura c’è.”
Il personaggio dei Simpson è un anchorman. Pensa che questo possa agevolarla nell’immedesimarsi nel ruolo?
“È chiaro che quando lo faccio provo a metterci un mix di ritmo radiofonico e di tono giornalistico- televisivo. Lo faccio come se fossi io, senza cambiare voce o altro. Legge il telegiornale, conduce interviste, dibattiti. Dipende sempre dalle circostanze. A volte fa versi strani perché è comunque un personaggio un po’ buffo dei Simpson; si sente importante, sembra quasi faccia un favore a Springfield nel fare questo lavoro. È un po’ particolare e, dunque, va anche interpretato in questo modo.”
Avete già iniziato a fare qualche turno di doppiaggio?
“Sì, abbiamo fatto quattro turni. Il mio personaggio ha molte apparizioni: una domanda a Homer, un dibattito televisivo veloce. Al momento, gli episodi che abbiamo fatto, che andranno in onda da ottobre, sono piccole parti. La nuova stagione con la mia voce è già partita a livello di lavoro, in attesa di andare in onda.”