di Carmelo Perugia

Ombre,

spettri che mi inseguite,

senza rumore, sul humus vi sei adagiate,

le mie azioni,

hanno oscurato il tempo,

abbuiando il lume,

smarrendo la ragione,

e di fosco han tinteggiato gli ambienti.

Oscurandovi,

Perdonatemi,

se ti vo addolorate,

di vergogna riempite,

di tristezza colmate.

Il male commesso,

solo infelicità ha generato,

Nulla è.

Solo dolore, rabbia, pianti,

si odono.

Nulla si potrà,

se non si muterà,

e quando un ‘abbaglio,

conquisterà la ragione,

la vita si riapproprierà delle azioni,

costruendo nuovi avvii, degni di esser percorsi.

Ebbene si, le ombre, non sono solo un testo, un’analisi giornalistica, su tanti e difficili testi da narrare.

Ombre è anche una lirica, le cui rime decantano, il disamore, ma che in una chiave metaforico-filosofica, l’alleata terna, si stacca, assurgendosi a giudice, accusa, giudica colui, che con gesta antropiche, è la causa dei mali che generati in questa terra.

Ma le ombre fanno riflettere, le loro anime, si ergono a volti, intrise di speranze, di cambiamenti, di rinascita.

 

 

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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