di Marco Vittoria

Se n’è andato proprio nel giorno del suo compleanno. Roma ha perso uno dei suoi figli più rappresentativi di sempre. Per un cittadino romano Gigi Proietti era importante almeno quanto il Colosseo o il Campidoglio.

Non a caso infatti la sua immagine è stata proiettata, come tributo, sui predetti monumenti.

Voleva bene a Roma e Roma voleva bene a lui.

Probabilmente Gigi Proietti è stato l’artista più poliedrico che l’Italia abbia mai avuto nel dopoguerra.

Amato e rispettato da tutti. Perché era impossibile non inchinarsi davanti a cotanta bravura.

E’ stato attore, comico, cabarettista, doppiatore, conduttore televisivo, regista, cantante, direttore artistico, impegnato però soprattutto fra cinema e teatro.

Grazie a lui sono stati coniati anche termini quali “mandrakata” entrata nel lessico di almeno quattro generazioni di adolescenti e non.

Un vero e proprio mattatore che sapeva conquistare le sue platee con battute mai scontate e sempre all’altezza.

E’ morto durante le prime le ore del giorno, per problemi cardiaci, nella clinica in cui era ricoverato da giorni, Villa Margherita a Roma, lasciando un vuoto incolmabile in tutto il mondo della cultura italiana.

Tanti saranno i tributi già da oggi, a cominciare da quello della Rai con trasmissioni quali lo spettacolo televisivo “Cavalli di battaglia”, uno speciale di “Techetè”, uno di ““Testimoni e protagonisti” e la riproposizione di “Preferisco il paradiso”, una fiction in cui recitò dieci anni fa.

Personaggi dello spettacolo come lui sono unici ed irripetibili. Gigi Proietti rappresenta la vera storia del teatro italiano ed internazionale, in ogni sua forma ed in ogni sua sfaccettatura, dalla drammatica al comico.

Passava con nonchalanche da un personaggio all’altro, riuscendone a cogliere ogni aspetto più recondito.

Il palcoscenico era il suo mondo e il pubblico la sua vita.

Il pubblico viveva per lui, partecipava con attenzione ad ogni sua battuta e lui lo gratificava con il suo sorriso, trasmettendo serenità ed allegria anche con una sola parola.

Il suo rapporto col pubblico era meraviglioso, viveva in simbiosi con quanti avevano la fortuna di assistere al suo spettacolo.

Tanti i teatri da lui visitati, tante le scene da lui rappresentate, ma tutte con un unico filo: trasmettere sé stesso e il contenuto dei suoi lavori agli altri.

Uno dei suoi ultimi lavori televisivi, “Il Maresciallo Rocca”, è stato magistralmente interpretato con una umanità e semplicità che soltanto lui poteva dare a questo meraviglioso personaggio.

Oggi ha raggiunto tanti suoi colleghi nell’eternità dell’arte: nel futuro sicuramente si parlerà sempre di lui e della sua indiscutibile grandezza.

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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