di Carol Gabriella Maritato
Sono scomparsi nello stesso giorno, a distanza di 45 anni Gigi Proietti e Pier Paolo Pasolini
Questa mattina, 2 novembre, ci siamo svegliati tutti un po’ più tristi. Non è solo la commemorazione dei defunti, dei nostri cari che non ci sono più a guastarci l’umore ma la notizia che non avremmo mai voluto sentire: Gigi Proietti se n’è andato. Soltanto lui, il “Mandrake” per antonomasia, poteva riuscire in un capolavoro del genere, lasciarci nello stesso giorno del suo compleanno. Quasi una beffa nella data in cui si celebra la sua nascita, avvenuta 80 anni fa. Non ha voluto concederci il lusso di poterlo piangere troppo, combattuti nella lotta tra tristezza e sorriso, pensando alla giornata che ha dato i natali a simile genio. Roma lo piange e lo ricorderà per sempre, per averla interpretata con leggerezza senza mai essere superficiale, con un garbo umoristico senza mai cedere alla sguaiataggine, con una profondità esemplare. Artista completo, volitivo, sorprendente e instancabile fino all’ultimo. Ė di questo triste periodo il suo consiglio, diffuso a reti unificate, dietro le immagini di una Roma svuotata, tanto bella quanto spettrale. “Obbediamo alle regole, tutti quanti, specie quelli anziani come me…”, il suo impegno contro il virus. Mai come adesso, quelle parole appaiono un presagio. “Bello scherzo che c’hai fatto!”. Lui lo avrebbe detto, con quella capacità di coniugare l’alto e il basso, il colto e il popolare, il rude e il raffinato, l’antico e il moderno. Ha raccontato la vita sul palcoscenico e in qualsiasi occasione gli si presentasse e ora, tutti immaginiamo che da lassù ci guardi e controlli se quelle regole le rispettiamo. E ha narrato Roma come pochi altri hanno saputo fare. Non possiamo, a questo punto, non fare un parallelo. Il ricordo di un altro grande, non romano che però amava Roma intensamente e l’ha raccontata attraverso i protagonisti più svantaggiati. Non un attore ma un lucido intellettuale, un poeta, uno scrittore scomparso in questo stesso giorno di 45 anni fa. Anzi, in questa stessa sciagurata notte, come accaduto a Gigi: Pier Paolo Pasolini. Riesumare quell’evento, con la torbida vicenda che lo accompagna, è sempre un atto di coraggio perché tanti dubbi ha suscitato e ancora suscita quella morte. Anche quel 2 novembre del ’75 l’Italia, come oggi per la morte di Gigi, si svegliò addolorata. Fatte le debite mutazioni tra i due personaggi, un filo rosso lega le due grandi figure: l’amore per la gente di Roma, per la parte più viva della città. Proietti per il popolo bonario, il romano buontempone, la gente comune, Pasolini per i “suoi” ragazzi di borgata, una umanità ai margini che nessuno come lui ha saputo rappresentare. Uno scenario imbarazzante quello del delitto Pasolini. Nulla a che vedere con le ovattate stanze della clinica di lusso “Villa Margherita” in cui si è spento Proietti. Su quel dramma sono state formulate fantasiose ipotesi, per arrivare alla fine alla condanna di Pino Pelosi, detto la rana, scomparso nel 2017 a 59 anni. Il suo nome venne fuori fin dai primi passi mossi dagli inquirenti. Si appurò che Pasolini, noto per la frequentazione dei cosiddetti “ragazzi di vita”, aveva solidarizzato con Pelosi, cenando con lui e invitandolo nella sua auto. Il resto è un fattaccio di cronaca nera: il ragazzo avrebbe ucciso a bastonate lo scrittore per un malinteso sulla “prestazione” concordata, per poi straziarne il corpo passandogli sopra con l’auto, quasi in segno di disprezzo. Una fine atroce, che ai benpensanti fece sussurrare che “se l’era cercata” ma che comunque lasciò la collettività sgomenta. Per le circostanze in cui il delitto si svolse, per la ferocia dimostrata dal giovane assalitore, per la persona di Pasolini un uomo mite, raffinato ma semplice per quel suo sapersi affiancare alle classi popolari. Così come Proietti, rigoroso studioso e interprete di teatro, che sapeva incantare tutti palesando quella romanità che riempiva anche i momenti peggiori rendendoli sopportabili. Sarebbe stato importante avere Gigi ancora al nostro fianco, in un momento come quello che stiamo vivendo. E sarebbe stato importante aver accanto Pier Paolo, per decifrare una realtà che a volte sembra impazzita e che lui avrebbe saputo interpretare mettendosi in sintonia con le classi più deboli. Oggi diremmo, quelle delle nuove periferie che stanno esplodendo. Vogliamo ricordare Gigi in un modo leggiadro, con quella leggerezza che lui sapeva sempre regalarci, attraverso la poesia, quella poesia che aveva animato molta della attività dell’altro cantore di Roma Pier Paolo Pasolini. I versi sono stati scritti di getto da Pierfrancesco Favino, che con Proietti aveva un rapporto speciale. Parole spontanee, commoventi e vere, le riportiamo per intero: Però ‘n se fa così, tutto de botto/ Svejasse e nun trovatte, esse de colpo a lutto/ Sentì drento a la panza strignese come un nodo/ Sape’ che è la mancanza e nun avecce er modo/ de ditte grazie a voce pe’ quello che c’hai dato/ pe’ quello che sei stato, perché te sei inventato/ un modo che non c’era de racconta’ la vita/ e ce l’hai regalato così un po’ all’impunita/ facendo crede a tutti che in fondo eri normale/ si ce facevi ride de quello che fa male/ si ce tenevi appesi quando facevi tutto/ Parla’, balla’, canta’, pure si stavi zitto/ Te se guardava Gi’, te se guardava e basta/ come se guarda er cielo, senza vole’ risposta/ All’angeli là sopra faje fa du risate/ ai cherubini imparaje che so’ le stornellate/ Salutece San Pietro, stavolta quello vero/ tanto gia’ ce lo sanno chi è er Cavaliere Nero.



