di Michel Emi Maritato
L’ultimo posto nella graduatoria di gradimento è da attribuire alle sue scelte nella sanità del Lazio
Zingaretti: un presidente sotto attacco, un segretario sui carboni ardenti, anche se nessuno lo dà a vedere. Il post lockdown per il governatore non presenta un bilancio in attivo. Nel Lazio il quadro della sanità è desolante e da più parti si sta arrivando alla resa dei conti. Risonanze magnetiche sospese, analisi del sangue eseguite con affanno, file interminabili e resse negli ambulatori, al di là di ogni rispetto della distanza di sicurezza. La maggior parte delle prestazioni sono bloccate. Molti sono gli utenti che riferiscono di essere rimandati indietro dai centri di prenotazioni, considerato che si trattano solo le urgenze, se indicate in prescrizione dal medico curante. Un servizio sanitario allo sbaraglio. Si ha l’impressione che la sanità del Lazio sia in caduta libera. L’oncologia pediatrica del policlinico Umberto I chiusa, i call center delle Asl rispondono con difficoltà, i prelievi si effettuano “su prenotazione per evitare assembramenti” e il discorso non cambia per i disabili con servizi ridotti al minimo. Qualcuno chiama in causa perfino il Tg regionale del Lazio “che dovrebbe informare i cittadini sui cambiamenti”. In sintesi: sulle prestazioni è una bocciatura su tutta la linea e le maggiori organizzazioni di tutela dei pazienti sono sul piede di guerra. Cittadinanzattiva, storica associazione cui fa capo il Tribunale del Malato, sulla sanità del Lazio non fa sconti a nessuno. Ė impietoso il report reso pubblico nei giorni scorsi in cui si segnala che dal 25 maggio, su 17 Asl messe sotto la lente di ingrandimento, soltanto 6 hanno fornito i dati relativi al recupero delle prestazioni sospese causa Covid-19. “Così non va – sostiene il segretario regionale Elio Rosati – su visite ambulatoriali e specialistiche è urgente mettere sotto controllo tutta la filiera dell’accesso alle prestazioni sanitarie”. Una bocciatura su tutta la linea per il presidente, segretario del Pd e per il suo agguerrito assessore alla Sanità, che nelle apparizioni pubbliche, più che rassicurare i cittadini genera una sorta di ansia in chi lo ascolta. Le richieste dell’associazione di tutela sono tassative e pongono in primo piano la trasparenza delle procedure e la partecipazione dei cittadini alle scelte. Il gruppo regionale di Cittadinanzattiva reclama più assunzioni nella sanità, il recupero di ospedali dismessi da destinare alle funzioni sociosanitarie per promuovere la medicina territoriale, il rinnovo del “parco macchine”, con la dotazione di apparecchiature Tac, risonanza magnetica e Pet per le strutture pubbliche. Per quanto attiene ai privati accreditati, il segretario regionale Rosati chiede “monitoraggi effettivi e ripetuti nel tempo, affinché non si ripetano le note vicende legate alle residenze sanitarie assistenziali del Lazio, in cui si sono verificati numerosi contagi e decessi legati al Covid-19, “questioni su cui bisognerà fare piena luce”. E questa per la compagine guidata da Zingaretti si presenta come una grossa grana. Neanche il sovraffollamento in pronto soccorso passa inosservato. In questo caso, sono i consiglieri di opposizione a contestare l’organizzazione ospedaliera. “Zingaretti sta privando i cittadini del diritto alle cure – ha denunciato in un comunicato stampa l’esponente della Lega Pasquale Ciacciarelli – perché continuano da nord a sud della Regione Lazio i disagi patiti causa lunghe attese nei pronti soccorsi del nostro territorio”. E ha portato l’esempio di un paziente rimasto per due giorni abbandonato su una barella nei corridoi dell’ospedale Fabrizio Spaziani di Frosinone, insieme alla vicenda di una donna di Viterbo che ha atteso dieci ore prima di essere curata per un taglio alla mano, preferendo tornare a casa sfiduciata senza essere assistita. “Il messaggio che passa nel Lazio – denuncia Ciacciarelli – è sperare nella buona sorte perché se accade qualcosa si rischia di non ricevere le cure del caso o di averle troppo tardi. E il personale sanitario è vittima di una gestione scellerata della sanità, a causa di una giunta che con i continui tagli al settore sta privando i cittadini del diritto alla salute”. Se a questo si aggiunge il rapporto presentato il 30 giugno scorso, in cui l’Italia mostra l’infelice primato dei fenomeni corruttivi in sanità riferito al 2019, il quadro si fa allarmante. Sono in tutto 88 le segnalazioni ricevute nel nostro Paese dai ricercatori del gruppo Transparency International da parte di numerosi uffici pubblici appartenenti allo Stato e agli enti territoriali e Il Lazio è la regione con il numero più alto di segnalazioni che si riferiscono principalmente ad episodi di frodi (25) favoritismi e clientelismi (25). La sanità rimane il settore più critico con ben 34 segnalazioni, alcune di queste riferite all’emergenza Covid-19, con il ritiro della fornitura di dispositivi di protezione individuale a causa di certificati non idonei a garantire la tutela degli operatori sanitari. Su alcuni quotidiani in questi giorni è stata pubblicata la graduatoria di gradimento di presidenti regionali e sindaci. Non c’è da meravigliarsi dell’ultimo posto in classifica di Nicola Zingaretti. Numerosi commentatori politici hanno riferito tale risultato al gravame derivante dall’impegno assunto dal presidente del Lazio, che è contestualmente segretario del Pd. Non è difficile invece ipotizzare quanto, tale risultato, sia ascrivibile alle scelte assunte nella gestione della sanità regionale


