Juan Manuel Santos (AP Photo/Ricardo Mazalan)

Il Nobel per la Pace 2016 è andato al presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, premiando l’accordo di pace in Colombia tra lo Stato e le Farc.


Secondo Ingrid Betancour, ex ostaggio franco-colombiano delle Farc in Colombia, tuttavia anche le Farc stesse meriterebbero il premio Nobel della Pace. Intervistata in diretta telefonica su I-Télé, Betancourt non ha saputo trattenere le lacrime e ha espresso grande soddisfazione per la decisione di Oslo. “Sono ottimista per il futuro”, ha aggiunto.

Molta attenzione aveva ricevuto alla vigilia anche la candidatura degli abitanti delle isole greche, in particolare di Lesbo, che da quando è scoppiata la crisi dei migranti hanno salvato migliaia di vite. C’era sostegno poi alla candidatura di Edward Snowden, nonostante il suo ruolo piuttosto controverso in quanto se per molti è un eroe per aver svelato il programma di spionaggio americano dell’NSA, per gli Usa resta un ‘nemico’ di Stato. Tra i nomi che erano circolati anche quelli della cancelliera tedesca Angela Merkel, di Papa Francesco e del medico congolese Denis Mukwege, che ha salvato migliaia di donne vittime di stupro.

Nonostante i colombiani abbiano preferito in maggioranza il “no” all’accordo, “questo -dice la Norvegia- non va inteso come un no alla pace. Il dissenso popolare è stato pronunciato contro una specifica formulazione dell’accordo. Perciò sottolineiamo proprio l’importanza che Santos guidi ora un più ampio dialogo, per una nuova stretta di mano che trovi basi ampie e quindi maggiore sostegno. Esortiamo tutte le parti, tutti i partiti, a dare il loro contributo“.

Il premio va dunque a Santos, classe ’51, giornalista e economista prima di fare politica in prima linea, diventare ministro della Difesa nel 2006 e poi assumere la guida della Colombia sei anni fa. Va a lui, sì, ma va anche “simbolicamente a tutti quelli che nel suo Paese hanno lottato per far avanzare la pace“.

La scelta del Comitato, spiegano da Oslo, è di puntare su chi ha voluto spezzare la spirale di violenza di un conflitto civile che dura da mezzo secolo nel cuore d’America. La stretta di mano aveva i suoi oppositori, tra cui la destra guidata da Alvaro Uribe, e ha incontrato le resistenze di chi non voleva legittimare, garantendone l’ingresso in Parlamento, una organizzazione ritenuta responsabile di migliaia di morti, rapimenti e milioni di sfollati. Perché allora questo premio nonostante il popolo abbia preferito fermare l’accordo? Perché, spiega il comitato, il premio rappresenta proprio una scommessa sul rilancio del processo di pace dopo lo stop iniziale.

Lo stesso Uribe si è detto aperto a un nuovo patto.

Simone Dei Pieri

Simone Dei Pieri. Classe '93. Si parla di quel che si può, semplicemente.

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