di Pasquino
Il peggio non è mai morto, recita un vecchio proverbio italiano: proverbio che evidentemente vale anche in politica a proposito di quanto sta accadendo in Campidoglio. In tutto questo, sono passati quasi 3 mesi dall’elezione a sindaco di Roma di Virginia Raggi, ma fino a oggi il Movimento 5 Stelle non ha fatto nulla per la Capitale d’Italia visto che si è impantanato in questa kafkiana vicenda. Anzi, è il caso di parlare di vicende kafkiane, surreali, che testimoniano tutta l’impreparazione dei grillini nel governare. Caos, solo caos. E Roma sprofonda tra buche, traffico sempre più impazzito e immondizia. Basta una bomba d’acqua per mandare in tilt un’intera città. Così era con Ignazio Marino e così è adesso. Cosa è cambiato dunque? Nulla. Alla faccia del nuovo che avanza e dei pretoriani dell’anti-politica. Dilettanti allo sbaraglio. Ma ripercorriamo le tappe di un’altra giornata intensa e calda, politicamente e giuridicamente parlando.
Il caso De Dominicis. L’ex procuratore generale della corte dei Conti del Lazio, Raffaele De Dominicis, risulta indagato dalla procura di Roma per l’accusa di abuso di ufficio. Secondo quanto si è appreso, il procedimento è seguito dai pm che si occupano di reati in danno della pubblica amministrazione.Il giorno dopo la tregua armata sancita con Grillo, una nuova tegola dunque si abbatte sulla giunta della Capitale. Virginia Raggi, prima che si diffondesse l’indagine a carico di De Dominicis, aveva annunciato che Raffaele De Dominicis non avrebbe fatto l’assessore al Bilancio. “In queste ore – aveva scritto la prima cittadina su Facebook – ho appreso che l’ex magistrato e già procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio (Raffaele De Dominicis) in base ai requisiti previsti dal M5s non può più assumere l’incarico di assessore al Bilancio della giunta capitolina, pertanto di comune accordo abbiamo deciso di non proseguire con l’assegnazione dell’incarico. Siamo già al lavoro per individuare una nuova figura che possa dare un contributo al programma della giunta su Roma”. Raggi non aveva precisato, però, quali requisiti, nel dettaglio, avessero reso un ex magistrato della corte dei Conti (esperto di contabilità pubblica) incompatibile con la carica di assessore al Bilancio della Capitale.
L’avviso del comico. Sarebbe stato lo stesso Beppe Grillo ad allertare in qualche modo il sindaco di Roma, Virginia Raggi, sul fatto che ci fosse la probabilità che De Dominicis non avesse i requisiti giuridici richiesti dal codice etico del Movimento 5 stelle e che quindi da assessore al Bilancio non avrebbe potuto firmare il documento la cui sottoscrizione è obbligatoria per chiunque assuma incarichi nel M5s. Si tratta dello stesso documento siglato dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, e dagli assessori.
Raggi: “Non mollo”. Ormai colei che molti continuano a chiamare “la sindaca” (autentico obbrobrio semantico e fonetico), come un disco rotto da giorni ripete, “vado avanti”, “non mollo”, “vado avanti”, “non mollo”. Lo abbiamo capito “signora sindaca”. Oggi intanto lo staff del Campidoglio ha fatto sapere: “Nessun incontro con Beppe”, mentre la Raggi va a Porta San Paolo a fare gli onori di casa alla cerimonia con il Capo dello Stato per il 73esimo anniversario della Difesa di Roma: 8 settembre 1943. Per lei piccolo bagno di folla. “Io non mollo, non mollo”, risponde ai cittadini che si avvicinano. “Non mollare”, le gridano alcuni. Insomma, il solito disco rotto.
Mini-direttorio romano pentastellato: dimissioni in massa. “La macchina amministrativa è partita ed è giusto che ora proceda spedita. Per questo, riteniamo che oggi il nostro compito non sia più necessario”, scrivono Paola Taverna, Fabio Massimo Castaldo e Gianluca Perilli, assicurando che “non faremo mai mancare il nostro sostegno e il nostro contributo” alla giunta Raggi. Domanda per il mini-direttorio, ma quando è mai partita la macchina amministrativa romana dei 5 Stelle? Che poi possa procedere spedita è utopia alla luce di quanto sta accadendo.
Grillo-Di Maio: pace fatta. Dopo il comizio di mercoledì sera a Nettuno con i big del M5s, Grillo è arrivato all’Hotel Forum di Roma, la sua base nella Capitale. Lo hanno raggiunto Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Roberto Fico e Carlo Sibilia del direttorio. “Anche noi facciamo qualche cazzata, ma siamo pronti ad andare avanti. Tutti insieme”, scrive il leader su Facebook e sul suo blog compare il testo integrale dell’intervento di Di Maio a Nettuno. Segno che tra i due la pace è scattata, dopo le scuse al vicepresidente della Camera per aver taciuto l’avviso di garanzia a carico dell’assessore Muraro nonostante fosse stato informato con mail e sms.
Caso Muraro: le indagini proseguono. L’assessore all’Ambiente Paola Muraro (come aveva già annunciato Raggi mercoledì in un video) resta al suo posto, almeno fino a quando dalle indagini non emergeranno elementi più chiari. Sviluppi che potrebbero essere molto rapidi, visto che la Procura ha acquisito altri documenti importanti. Carte che riguardano non solo il ruolo di Muraro come consulente Ama, ma anche alcuni atti svolti come assessore. Compresi gli incontri riservati a giugno con i vertici Ama e alcuni rappresentanti della società “Colari” di Manlio Cerroni che si sono tenuti nello studio di un collaboratore del deputato M5s, Stefano Vignaroli.
Le mosse della Raggi. Il sindaco, in ogni caso, cerca di voltare pagina. La tregua con i vertici M5s resta fragilissima, prova ne sia che la stessa Raggi si è già mossa con un legale di fiducia per capire quali siano i margini di manovra consentiti dal contratto firmato prima della candidatura con i vertici M5s, che prevede una penale da 150mila euro nel caso in cui l’eletta disattenda ai principi fondamentali del Movimento nelle decisioni principali di governo. A partire dal caso Olimpiadi, che mercoledì sera in piazza a Nettuno i vertici del M5S hanno cancellato definitivamente dalle ipotesi.
Malessere tra i senatori. Lo tsunami continua a produrre strascichi anche ai vertici del Movimento. Il direttorio a 5 con Di Maio, Di Battista, Ruocco, Fico e Sibilia, nonostante il tentativo di farsi vedere unito davanti alla piazza, ha mostrato i suoi limiti: scarsa comunicazione interna, rivalità, deficit di leadership. Tanto che per tentare di uscire dalla crisi romana Beppe Grillo è dovuto arrivare di persona nella Capitale, per trattare con la Raggi l’emarginazione dei suoi fedelissimi Marra e Romeo, e serrare le fila. Tra i senatori c’è malessere contro i ragazzini “immaturi” che rischiano di portare il M5s alla deriva. Grillo è preoccupato, Davide Casaleggio sta pensando di riorganizzare il direttorio, allargandolo, e togliendo tutte le deleghe, a partire dagli Enti locali, a Di Maio, Di Battista &C.
Giunta Raggi: cronologia della crisi. Il Movimento sta attraversando una forte fibrillazione: dal 7 luglio la giunta romana annaspa, perde colpi. La base protesta in rete per le troppe polemiche, per gli scandali, per la crisi che sembra non avere via d’uscita. Il sindaco è inciampato su varie criticità. La revoca della nomina del capo di gabinetto, Carla Raineri, già finita al centro delle polemiche per il suo mega stipendio da 193mila euro l’anno. Ha subito una sfilza di dimissioni: dell’assessore al Bilancio, Marcello Minenna, legato al magistrato della Corte dei Conti. Del dg Atac Marco Rettighieri, dell’amministratore unico Armando Brandolese. Del neo presidente di Ama Alessandro Solidoro. Ha affrontato la gaffe dell’assessore in pectore al Bilancio Raffaele De Dominicis che ha ammesso di essere stato chiamato “dal suo amico Pieremilio Sammarco” (fratello del legale di Cesare Previti), titolare dello studio dove lavorava la Raggi. Ha gestito le complicate polemiche che hanno avuto come protagonisti il vicesindaco Daniele Frongia, il vicecapo di gabinetto (ex braccio destro di Gianni Alemanno e Renata Polverini) Raffaele Marra, il dipendente del Campidoglio promosso a capo della segreteria politica Salvatore Romeo. Alla faccia del nuovo che avanza. Questo è il vecchio che avanza ed è pure un vecchio nel pallone totale.
M5s, lo scontro tra le fazioni. Attorno a tutto questo caos, è in corso uno scontro dietro le quinte tra due fazioni grilline. Prima di Nettuno, da una parte erano schierati Raggi, Muraro, Marra, Frongia, Romeo, Di Maio. Dall’altra, Grillo, Taverna, Lombardi, Vignaroli, Ruocco, Fico (con Di Battista collocato in una posizione a sé stante). Il diktat di Grillo era stato: “Il Movimento deve rimanere unito adesso più che mai perchè Roma è troppo importante”. Parole che avevano lasciato trapelare il timore del leader e fondatore che il Movimento potesse sfaldarsi. Dopo Nettuno gli equilibri sono cambiati. Grillo ha ripreso in mano tutto, ha deciso di salvare Di Maio e di toglierlo dai guai. Il mini direttorio romano si è dimesso. Raggi è rimasta sola con i suoi (Muraro, Marra, Frongia, Romeo). E il direttorio con l’incontro avvenuto all’indomani di Nettuno sta cercando di mettersi intorno alla leadership di Grillo. Ma con il “Vigileremo su Roma”, cercano di separare i loro destini da quelli del sindaco. Intanto, Virginia Raggi come un disco rotto ripete: “Non mollo”. Punta sul fatto di essere prima cittadina neo eletta. In sintesi: nel M5s, prioritario è salvare la classe dirigente. Ma va registrato che tra i senatori ci sono critiche al direttorio, da tempo cavallo di battaglia di Pizzarotti, sindaco di Parma. E meno male che le correnti secondo i grillini stanno solo negli altri partiti. Così è se vi pare.