Parliamo di Burkini, il nuovo supercostume che ha destato l’ira di tutti. Parliamo delle atlete cicciottelle che hanno mancato la medaglia olimpica e del direttore che, dopo averle definite appunto “cicciottelle”, è stato radiato. Parliamo del “lato B” delle atlete italiche (citando un noto quotidiano sembrerebbe “disegnato col compasso”) o il “lato A” degli atleti maschili.
Siamo la categoria più infima della storia. Abbiamo ridotto una competizione olimpica a un insieme di titoli e apprezzamenti degni del più volgare fischiettante ragazzo di quartiere che si gira dietro la bella ragazza di turno e al tempo stesso, nel tempo record di una manciata di giorni, abbiamo smorzato ogni tipo di analisi socio-politica riducendo tutto al dibattito su un costume da bagno intero, che con tutto il rispetto per i pro e per i contro, è l’ultimo argomento di cui dovremmo trattare.
Passano inosservate in questi giorni i bombardamenti di Aleppo e la concessione di una tregua della durata di 48 ore settimanali da parte della Russia. Nel frattempo l’Occidente fa ciò che sa fare meglio: si indigna.
Mentre appunto il generale Igor Konashenkov, portavoce del ministero della Difesa russo apre a tregue ridotte, l’UE “condanna fortemente l’escalation della violenza ad Aleppo“, in particolare “tutti gli attacchi contro i civili” e quelli “eccessivi e sproporzionati da parte del regime siriano“, e chiede quindi “uno stop immediato ai combattimenti“. Sono queste infatti le parole dell’Alto rappresentante Federica Mogherini a nome dell’UE, sottolineando che “le operazioni umanitarie ad Aleppo devono rispondere a uno scopo umanitario e rispettare pienamente i principi umanitari”.
L’inviato speciale dell’ ONU per la Siria, Staffan de Mistura, ha annunciato di avere sospeso l’attività della sua task force umanitaria affermando che i continui combattimenti ostacolano gli aiuti ai civili.
Nel contempo, da mercoledì sera sta circolando moltissimo sui social network l’immagine di un bambino siriano estratto vivo dalle macerie dopo un bombardamento ad Aleppo e seduto dentro un’ambulanza: il bambino sembra molto disorientato e sotto shock, coperto dalla polvere delle macerie e con una ferita sulla testa. Tecnicamente non è una foto: è un fermo-immagine da un video girato dall’Aleppo Media Centre, un network di Aleppo vicino all’opposizione, ed è stata usata nelle ultime ore per mostrare la gravità e la disperazione che ha raggiunto la battaglia per Aleppo, una città del nord della Siria contesa tra diversi gruppi ribelli e l’esercito del presidente siriano Bashar al Assad. L’immagine del bambino è stata twittata inizialmente da Raf Sanchez, corrispondente in Medio Oriente del Telegraph, e poi condivisa da migliaia di utenti e ripresa dalle più importanti testate internazionali.
Se non riusciamo a fermarci nemmeno di fronte a questo, di umano ci è rimasto ben poco.

