Cara Valeria, la poesia parla dell’ultima notte di un condannato alla sedia elettrica. Lui ripensa al suo passato, alle cose di quand’era bambino, è una lunga, brevissima notte in cui conta i minuti e , forse come non mai, sente il profunìmo della terra e della vita. Dice che L’oro del suo tempo non ha speso in compere pregiate perchè mai ha visto la bellezza del sorgere del sole. Probabilmente passava la notte a far baldoria e rincasava a notte fonda e dormiva fino a tardi, così s’è perso cose bellissime come l’alba.

APPUNTAMENTO ALL’ALBA di Lidia Guerrieri

Metà notte è passata.
E l’ora corre verso il nuovo giorno,
all’ alba ove m’aspetta la signora
di fulgido vestita,
che mille amanti fra le braccia ha avuto.
Al canto dell’ allodola m’ aspetta.

Sul freddo delle sbarre s’è posata
la mano della luna,
pietosa pellegrina, a me foriera
di gocce di perdono.
Un gufo grida giù per la collina
che lungo il fianco bruno
ha sciolto, inanellata, la sua chioma
di siepi e piante antiche.
Ma quanto tempo ancora là staranno
lo sguardo sempre fisso verso il mare
che nella conca luccica lontano?
Ma quanto tempo ancora?

La notte è lunga. Eppure è così breve!
Insieme con l’ odore della terra,
il vento porta immagini sbiadite,
su passi ormai scordati.
E vedo boschi dove, da bambino,
mio padre m’ insegnava
le sante piante della santa terra.

Brandelli di memorie.
La vena pulsa sulla tempia inquieta,
e conta i miei minuti.

C’è un lampo di chiarore in fondo al cielo!

Non tarda nel suo impegno mattutino,
appena desta, la perlata Aurora!

Sul banco dell’Oriente vende rose,
e fiordalisi, e gigli a buon mercato,
ma non l’ho mai saputo…
e l’oro del mio tempo non ho speso
in compere pregiate!

Veloce pulsa il sangue nelle vene
che dentro i polsi mi scandisce l’ora,
e sulle tempie brucia.

Nel corridoio, passi. Nella porta
la chiave stride e geme.
La mia signora ha fretta, e nelle stanze
discrete già m’aspetta.
L’ho fisso in mente quello sguardo scuro
che inchioda le mie colpe,
e sento sopra il collo il morso amaro
che brucia il mio domani.

Il tempo s’è fermato.
Mio Dio, ti prego, prendimi per mano!

 

 

In alcuni paesi, si pratica la pena di morte come la decapitazione, la puntura letale, la camera a gas o come in America la sedia elettrica. Lo scopo è quello di impedire che i criminali possano commettere delitti più crudeli di quelli che hanno già commesso, per dimostrare che la giustizia funziona e per rispondere all’esigenza di giustizia dei parenti della vittima, evitando vendette personali. Tra sostenitori e oppositori di questa pratica, personalmente, da cattolica, dico che nessun uomo ha il diritto di togliere la vita ad un altro uomo, indipendentemente dalla gravità delle colpe da quest’ultimo commesse perché non mirano alla sua rieducazione e al suo recupero sul piano umano e sociale: e quale recupero sarà mai possibile nei confronti di un morto? Inoltre la pena di morte viola il diritto alla vita, è sintomo di una cultura di violenza e di discriminazione poiché spesso i condannati sono soggetti, affetti da disturbi mentali o trattasi di minorenni all’epoca del reato ; non è esclusa inoltre la possibilità di errori giudiziari, cioè la possibilità tutt’altro che remota di uccidere un innocente e ciò giustifica da sola l’inefficacia della pena capitale. Detto ciò, cara Lidia, complimenti per il pathos creato con questa lirica ben scritta e molto musicale, che, riesce a spiegare la tematica con immagini delicate. Mi piace molto questo tuo definire “La fulgida signora” riferendoti alla sedia elettrica che “inchioda le mie colpe”; bella e drammatica la descrizione dello scorrere lento del tempo che racconta di una notte inquieta che sanguina “gocce di perdono” e che coglie ogni piccolo ultimo particolare che domani non rivedrà più come il fascio di luna sulle sbarre , il mare in lontananza, il gufo che grida tra i frammenti di ricordi che veloci e confusi si alternano nella mente. Infine il triste epilogo “Nel corridoio passi/ Nella porta la chiave stride e geme/”………………. Un nodo alla gola chiude questa lirica con l’invocazione di Dio nel tempo che si è fermato e della ricerca della Sua mano che lo accompagni nel trapasso e lo porti via da quelle “braccia di ferro” che mille amanti hanno stretto. Punire e redimere è giusto, ma la pena di morte non è una punizione perché non offre una seconda possibilità, ma, è solo un mezzo stupido per sfogare la nostra rabbia. Concludo, cara Lidia, e nel ringraziarti per averci proposto questo importante tema ti lascio la mia riflessione : La morte di una persona orrenda non previene la nascita di altre persone simili ad essa. Valeria Davide- poetessa

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