di Daniel Moretti

Non si placa la bufera tra Pd, M5S e il rapper Fedez. Nel mirino dei Dem è finito l’inno ufficiale (“Non sono partito”) scritto dall’artista milanese per la convention al Circo Massimo del Movimento di Grillo e lanciato sul blog dell’ex comico. I deputati del Partito Democratico Federico Gelli ed Ernesto Magorno, hanno attaccato Fedez chiedendo a Sky (rete dove è giudice di “X Factor”) di valutare la presa di posizione politica del cantante a favore del M5S.

Il rapper ha risposto dalla sua pagina facebook: “Apprendo ora che due esponenti del Pd hanno fatto esplicita richiesta a Sky di prendere posizione riguardo al mio ruolo e alla mia presenza nel programma di X Factor per aver espresso un’opinione politica al di fuori da tale contesto. Io non sono a X-Factor per fare propaganda e mai l’ho fatta, ma da cittadino ho le mie idee politiche e non ho nessun motivo per tenerle nascoste, il fatto che per averle espresse si chieda la mia testa ci riporta indietro di 60 anni alla censura e al fascismo”.

Non si è fatta attendere la replica dei due onorevoli: ”Invece di parlare a sproposito di fascismo, il rapper Fedez rispetti le istituzioni democratiche. Era proprio il regime fascista a dileggiare e ridicolizzare i capisaldi delle democrazie e le garanzie repubblicane”. Ma i Dem non si sono fermati qui e hanno rilanciato. In “Non sono partito” infatti, c’è anche un attacco al Capo dello stato, con un riferimento alla convocazione di Napolitano come testimone al processo Stato-mafia. “Caro Napolitano, te lo dico con il cuore o vai a testimoniare oppure passi il testimone! Dove sono i nastri dell’inchiesta?”, recita il testo. Dal Pd arrivano minacce di denuncia per vilipendio, ma il cantante non raccoglie: “Il vilipendio – dice Fedez – implica un’offesa, io non sono intimidito, si è passati dal metodo Boffo a quello Goffo”.

Il Movimento Cinque Stelle interviene sul blog di Grillo a difesa del rapper milanese. Si legge nel post: “La libera espressione artistica non piace al Pd, che cerca di imbavagliare e intimidire Fedez”. Nel post viene riproposta la risposta di ieri del cantante. “Mi chiedo – affermava tra l’altro Fedez – come il fatto di augurarsi che il Capo dello Stato si presenti spontaneamente a deporre su una questione così delicata come la trattativa Stato-mafia possa essere considerato un reato. Mi viene proprio da ridere. Tralasciando il fatto che il reato di vilipendio implica un’offesa gli unici a sentirsi offesi – aggiungeva il cantante – dovrebbero essere i cittadini”.

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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