di Lucy Gemma

«Sarà che tutta la vita è una strada e la vedi tornare,
come la lacrime tornano agli occhi e ti fanno più male,
e nessuno ti vede, e nessuno ti vuole per quello che sei.
Sarà che i cani stanotte alla porta li sento abbaiare,
sarà che sopra al tuo cuore c’è scritto “Vietato passare”,
il tuo amore è un segreto, il tuo cuore è un divieto,
personale al completo, e va bene così.»
Mimì sarà – Francesco De Gregori

Giuro che non vengo a cercarti. Giuro che stavolta mi rispetto e provo ad amarmi. Non ho più bisogno del tuo permesso, del tuo cortese affetto per capire se valgo ancora un pochino. Ce la faccio anche così. Non so come si fa, dimentico sempre le istruzioni, ricordo solo che c’eri tu ad illustrare i fogli della nostra assurda storia. Bastava alzare la cornetta e chiedere di un tecnico esperto che curasse il mio cuore. Eravate in tante là fuori ma tu arrivavi per prima. Eri così bella e ordinata che mai nessuno avrebbe sospettato le tue corse verso di me. Ti vedevo arrivare col passo misurato, con l’affanno strizzato nelle tue calze color senape. Mi dicevi «Non lasciare che io vada via», così ero costretto a perdonarti tutto, perché si deve avere rispetto per una creatura bella e fragile come te, mi dicevo, bisogna che l’aiuti perché è evidente che da sola non ce la fa. Mi stupiva la tua straordinaria forza seppellita sotto strati di ciglia e ombretti esagerati. Ti giudicavano male, solo perché eri una puttana di periferia, un corpo morbido avvolto nel piacere di una sera soltanto, capelli al vento per mostrare i tuoi occhi variopinti di giovinezza con le gambe che pedalavano verso di me, su biciclette immaginarie e vecchie.
Nessuno sa che eri bella davvero e che bastava un palloncino rosso a farti sorridere, da bambina non ti era stato possibile essere felice così dicevi che volevi esserlo con me, io contavo come una siringa per il peggior drogato, ero polvere bianca per la tua mente spenta e affollata, un cartello e un nome, torno tra un po’, e non tornavi mai, cercavo tra le lenzuola il tuo ultimo respiro veloce e mi incatenavo nei punti più vicini alla tua pelle, forse è qui, forse non se ne va, impazzivo di dolore per una perdita mai avvenuta, incolpavo le mie povere mani se tu non c’eri. Un giorno morirò, dicevi, lascia che accada e non cercarmi più.
Sei arrivata per l’ultima volta un giorno d’inverno, piangevi incontrollata e ti sei avvicinata senza ritegno, hai parlato con le lacrime impigliate tra i denti ma le tue parole sono scivolate a terra senza fatica, svuotata di un pensiero ammazzato a metà, tra uno sguardo ed un altro, abbandonato a terra col suo ultimo faticoso respiro.
«Stasera ho voglia di morire, perché non ti amo più. Vorrei solo essere già vecchia per averti dedicato tutta la mia vita. Vorrei essere stata pulita e corretta, il tuo solo grande amore, avrei voluto che tu lo fossi per me, senza rimpianti e bugie. Ho tanto immaginato di poter cambiare tutta la mia vita, ma non c’è un’uscita di sicurezza per quelle come me. Ho peccato perché ti ho ingannato senza saperlo e ti prego di non cercarmi più, lascia che il mio ricordo più bello ricada sulle tue labbra e bacialo ogni notte per tornare da me, saremo insieme per un solo momento ma, lo giuro, durerà per sempre.»
Poi ti sei voltata senza rancore, abbandonando la tua vita disgraziata nei miei occhi grandi e miserabili.
«Vorrei non esistere più, perché non posso più amarti.»

Lucy Gemma

Lettrice ossessivo-compulsiva alla ricerca della felicità e degli spazi in cui stipare i miei milioni di libri. Sognatrice incallita e bisbetica musona, vivo circondata da post it, mi commuovo su un accordo di re minore e passo ore a confidarmi col mio pianoforte che grazie al cielo non può rispondere. Sogno di poter vivere scrivendo libri e regalando attimi di inesplorate emozioni al mondo. Autrice di "Per un grammo di gioia" e "Volevo fare la scrittrice ma poi sono guarita".

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