di Fabio Camillacci
19 luglio 2004. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quell’afosa giornata di 10anni fa. In particolare, in casa Lazio, in quei giorni faceva ancora più caldo e l’aria che si respirava tra i tifosi biancocelesti era molto tesa: poche ore e il loro amato club sarebbe sparito, cancellato da debiti monstre che nessuno voleva più garantire. Il presidente Sergio Cragnotti dopo tanti trionfi sportivi e tanto “doping amministrativo” aveva fatto “crack” e così, per un anno e mezzo (dal gennaio 2003), fu un gruppo di creditori guidati da Capitalia a tenere in vita il club calcistico nato nel 1900. Capitalia? Si, Capitalia: gruppo bancario nato dalla fusione di Banca di Roma con Bipop Carire, fondato e guidato dal potente Cesare Geronzi, tifoso laziale dichiarato e secondo molti anche in odore di massoneria come altri potenti banchieri. Luglio 2004: il tempo per evitare il fallimento della Lazio era scaduto; serviva un proprietario unico, capace di garantire la montagna di debiti che si era accumulata per colpa dei “buffi cragnottiani” ma anche per colpa del management che aveva gestito la fase di interregno.
Divus Claudius, “furbetto der quartierino” ante litteram. La Lazio dunque era alla canna del gas, e come sempre accade in Italia in certi casi, si mobilitarono le istituzioni. Politica e grande finanza, si sa, vanno a braccetto: gli interessi delle parti si intrecciano. E allora i politici, per salvare lo storico club nato a Roma in Piazza della Libertà 104 anni prima, avevano partorito una sorta di “compromesso storico” in stile Dc-Pci: la proprietà della Lazio sarebbe stata divisa al 50% tra due imprenditori romani. La classica mini-cordata di due parvenu. Claudio Lotito, appoggiato dall’allora Presidente della Regione Lazio Francesco Storace (romanista!) di Alleanza Nazionale; e Pierino Tulli, nelle grazie del sindaco di Roma Walter Veltroni in quota DS, Democratici di Sinistra (gli ex Pci oggi PD). Il primo, Lotito, con interessi nel campo delle imprese di pulizia e nel settore della vigilanza privata; il secondo, Tulli, nato come edicolante, aveva poi fondato una cooperativa di trasporti. Successivamente, si era tuffato nella logistica con la Cisco Italia finendo pure nelle cronache calcistiche grazie all’acquisto della squadra romana Lodigiani, ribattezzata proprio Cisco Roma; il club all’epoca militava in serie C (oggi Lega Pro) prima di sparire con la messa in liquidazione (2011). Sembrava tutto fatto, tutto “acchittato” a tavolino. E invece, Divus Claudius Lotito, prima fa finta di accettare poi si smarca e si prende la Lazio da solo proclamando: “E’ il più bel giorno della mia vita da imprenditore”. Come ci riuscì? Fece pesare i crediti che vantava nei confronti della Regione Lazio guidata da Storace.
Dux Claudius. Ecco pertanto salire al proscenio del mondo Lazio, il 47enne Claudio Lotito. Imprenditore imparentato con la famiglia dei costruttori capitolini Mezzaroma perché ha sposato Cristina, figlia di Gianni Mezzaroma. “Lotito è un imprenditore serio, sa il fatto suo e come muoversi, grazie a lui la Lazio avrà un gran bel futuro”, disse di lui il suo predecessore al vertice dell’Aquila laziale, il compianto avvocato Ugo Longo. Lotito si aggiudicò la corsa alla presidenza della Lazio, sfruttando anche il pieno appoggio di una tifoseria che ha da sempre simpatie di destra. Il 19 luglio 2004 grazie all’intervento di Lotito la Lazio era salva, e la sera, sotto la curva Nord dello stadio Olimpico, fu festa grande con tanto di saluti romani e grido: “Duce! Duce!”. I tifosi laziali avevano trovato il loro nuovo condottiero: Claudio Lotito.
“Stasera si fa festa”. Vi riportiamo di seguito le parole rilasciate quel giorno all’Adnkronos da Fabrizio Toffolo, uno dei leader degli Irriducibili spesso al centro delle cronache (gambizzato e arrestato). 19 luglio 2004: ecco quanto scrive l’agenzia Adnkronos. Fabrizio Toffolo, uno dei leader della tifoseria laziale, fissa l’appuntamento per celebrare il salvataggio del club e l’arrivo di Claudio Lotito, nuovo azionista di riferimento della societa’. “Alle 21.30 saremo tutti sotto la curva Nord. Sarà un raduno per tirare tutti insieme un sospiro di sollievo. Poi, forse, decideremo di muoverci verso Piazza della Liberta’, dove e’ cominciata la storia della Lazio 104 anni fa. Adesso siamo tutti rilassati, il peggio sembra scongiurato. Alla guida della Lazio c’è una persona, c’è un volto. Ciò che era indispensabile è arrivato. Lotito? I tifosi laziali lo hanno appena conosciuto. Molti non sanno nemmeno come sia fatto. Una sola cosa, pero’, conta veramente: e’ un tifoso della Lazio”.
Lotito-ultras Lazio, amore effimero. Francamente fa effetto leggere che Fabrizio Toffolo nel 2004 diceva: “Una sola cosa, però, conta veramente: Lotito è un tifoso della Lazio”. Fa effetto perchè tra le tante accuse rivolte negli ultimi anni a Lotito dagli ultras laziali, c’è anche quella di essere romanista da sempre e per giunta imparentato con una famiglia di romanisti come i Mezzaroma. Il rappoorto tra Lotito e la tifoseria si incrina praticamente subito. Prima abbiamo accennato alle vicissitudini dello stesso Toffolo: nel 2007 e nel 2013 venne gambizzato per brutte storie legate alla criminalità romana. Nel 2006, invece, fu arrestato insieme ad altri capi-ultrà (ordine di custodia cautelare anche per il compianto Giorgio Chinaglia) perché prese parte al fantomatico e farsesco tentativo di scalata alla Lazio di Lotito. Le accuse per lui e per gli altri andavano: dall’associazione a delinquere, alla violenza privata (contro due giornalisti), fino alla diffamazione (contro Lotito) attraverso un programma radiofonico. Sic transit gloria mundi, è proprio il caso di usare una celebre locuzione della lingua latina tanto cara a Lotito.
Lotito-ultras Lazio: dal grande amore alla guerra totale, con tanto di minacce e presidente laziale costretto a viaggiare sotto scorta. Oggi, il rapporto tra Lotito e i tifosi è giunto ai minimi termini: non lo ama più nessuno nell’ambiente biancoceleste, non solo la Nord. “Libera la Lazio” (da Lotito ovviamente) è lo slogan in voga da un po’ di tempo. Il recente smacco Astori (scippo di mercato giallorosso alla Lazio) ha aggravato le cose. Dirigenza biancoceleste contestata duramente nel ritiro estivo di Auronzo di Cadore. L’ultim’ora di mercato che ci arriva proprio mentre scriviamo questo articolo, potrebbe riportare un pizzico di ottimismo in casa Lazio: il blitz del d.s. biancoceleste Igli Tare a Rotterdam, ha prodotto l’accordo con il Feyenoord per il difensore olandese Stefan De Vrij, nel mirino della Lazio già da prima del Mondiale in Brasile. Mondiale a cui il giocatore “Oranje” ha preso parte finendo pure nella Top 11 della Fifa (7 presenze e un gol nella gara d’esordio contro la Spagna). Al Feyenoord 8,5 milioni di euro, il difensore ha firmato un quinquennale da 1,5 milioni a stagione. Un gran bel colpo di mercato messo a segno da Lotito: basterà per ritrovare il feeling perduto con la tifoseria? No. Il vaso è andato in pezzi da tempo ed è quasi impossibile rimettere insieme i cocci. Perché? Lo analizzeremo nella seconda parte del nostro racconto-inchiesta sui 10 anni di Lotito alla presidenza della Lazio. Eh sì, ne è passata di acqua sotto i ponti da quel 19 luglio 2004. Da “Duce” acclamato a “Gestore” odiato. Divus Claudius-Atto II, la saga continua…


