post-infarto, più fibre e più cerealidi Cristina Caruso

Da qualche tempo è noto il ruolo principale di una dieta ricca di fibre e di uno stile di vita equilibrato nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, soprattutto dopo un evento acuto. Le fibre riducono l’appetito e aumentano la concentrazione di grassi a catena corta, più sani. Obiettivo di uno studio, diretto da più Università americane e pubblicato sul British Journal of Medecine, è stato quello di valutare l’associazione tra consumo di fibre dopo un infarto del miocardio e tutte le cause di  mortalità cardiovascolari. Si tratta di uno studio di coorte prospettico basato su due ampie coorti di uomini e donne americani sottoposti a ripetute misure dietetiche: il Nurses’ Health Study (infermiere sopravissute al primo infarto miocardico seguite dal 1976) e l’Health Professionals Follow-Up Study (uomini professionisti in ambito sanitario arruolati dal 1986). 2.258 donne e 1.840 uomini non affetti da patologie cardiovascolari, ictus o cancro al momento dell’arruolamento, d’età compresa tra i 40 e i 75 anni, sopravvissuti al primo infarto del miocardio, hanno compilato il questionario sul profilo alimentare ogni due anni, raccogliendo informazioni anche del periodo pre-infarto. Sono stati esclusi i partecipanti deceduti nel post infarto o i cui dati di follow up erano incompleti. Le principali misure di esito sono state eseguite grazie al modello proporzionale di Cox, tenendo conto delle differenze nell’assunzione di fibre tra il pre e post-infarto, aggiustando i risultati secondo l’uso di farmaci, la storia clinica della malattie e lo stile di vita.  Non sono state dimostrate differenze rilevanti in base all’indice di massa corporea, l’attività fisica, il tasso glicemico e l’impiego di statine o aspirina. La mediana del follow up è stata 8.7 anni per le donne e 9.0 anni per gli uomini. Durante il follow up, sono stati registrati, tra le donne, 682 decessi di cui 336 per cause cardiovascolari e, tra gli uomini, 451 decessi di cui 222 per cause cardiovascolari. I risultati ottenuti hanno dimostrato che un’alimentazione più ricca di fibre nel post-infarto diminuisce il rischio di mortalità per malattie cardiovascolari del 35%, in particolare l’assunzione di fibre di cereali rispetto ad altre fonti di fibre alimentari. In conclusione, in pazienti sopravvissuti ad un primo evento ischemico coronarico acuto, un’alimentazione ricca in fibre, soprattutto derivate dai cereali, fa diminuire il rischio di mortalità in generale del 31%. Inoltre, l’aumento crescente del consumo di fibre tra il pre e post-infarto è stato significativamente associato con un minor rischio di tutte le cause e mortalità cardiovascolare.

Fonte: http://www.bmj.com/content/348/bmj.g2659.pdf%2Bhtml

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