Era semplice smettere di pensare a lui il quattro di aprile. Ritornava ricorrente come un enorme fiume in piena ma io ero in grado di arginarlo e di far rientrare il pericolo. In fondo, è così che mi dicevano tutti. Devi. Arginare. Il. Pericolo. Quanto può essere pericoloso un uomo indifferente? E quanto poteva essermi indifferente la sua scomparsa? Ero abbastanza certa che non l’avrei mai più rivisto. Mi piaceva pensare di amarlo con tutto il cuore e di dover rinunciare a lui per le mie stupide scelte sbagliate.
Era pazzesco sperarci. Mi illudevo che fosse ancora nell’appartamento di sua madre. Guardavo oltre i vetri sporchi della cucina e mi sembrava di vederlo, in piedi, davanti ai fornelli, imbranato, con le mani piene di guai sempre risolvibili. Il matrimonio non l’avrebbe cambiato affatto, ma lui continuava a dirmi si, ti amo, si, ti sposo, si, ti voglio. Gli occhi carichi di bugie, mentre io sceglievo l’abito, sceglievo una vita parallela ed impossibile. Le sue parole era un nettare fatalmente letale. E io, poi, l’amavo. Non ero in grado di lasciarlo andare via. Andava e veniva, mi sembrava di assistere ad una triste processione della sua vita. Diceva addio all’allegria, stringeva i pugni e bestemmiava parole d’amore guardandomi senza piangere, diceva addio al nostro letto, sempre più vuoto, tendeva la sua mano verso il nulla di un appartamento di periferia che l’avvolgeva col suo freddo assurdo, privo di ogni logica, ma tanto non ce n’era bisogno, lo sapevo, perché mai avrebbe dovuto esserci uno schifoso senso dietro ogni cosa? Ero io quella alla ricerca del nulla. Avevo tra le mani il suo cuore, la più stupida bussola del mondo, segnava le mete più irraggiungibili e lo faceva senza alcuna certezza, seguirlo significava non sapere niente di niente, abbandonarsi all’illusione di raggiungerlo e di riuscire a rimettere a posto quel cuore malato. Aprivo il suo corpo con dolcezza, ogni giorno, riponevo quel battito accelerato, sperando che non scoppiasse da un momento all’altro tra le mie mani. Passavo ore nell’attesa che scemasse la sua folle corsa. Speravo di poterlo salvare da se stesso, la più grossa presunzione che potessi disegnarmi nella testa. Magari domani è felice. Magari domani mi ama.
Non c’era impegno che potesse tenermi lontana da un suo appuntamento, da un suo mazzo di fiori appassiti, dalla sua macchina sempre pulita, ma chi lo sa perché, finsi di non sapere mai nulla. Non mi giudicavo esattamente una stupida. Forse lo diventai, ma non capii in tempo neppure quello. Non mi avrebbe sposata, questo lo sapevo. Eppure sceglieva i fiori, l’ordine delle cose, gli anelli, i colori della nostra vita insieme. Perfettamente cosciente che quel giorno avrebbe indossato il suo abito e poi sarebbe andato via, lasciandomi con le mie speranze inesistenti, con la commiserazione dei presenti, col disprezzo di mio padre in prima fila, con la velata vergogna negli occhi di mia madre. Non so ricordare perché disse di amarmi, forse per pigra accettazione della più infima tra le parole – AMORE – o forse perché non avrebbe saputo dirmi che non era proprio come ce lo immaginavamo. Lo vedevo tormentarsi davanti lo specchio, respirare a fondo prima di venire a letto, prima di poggiare la testa accanto la mia e contare le bugie di quel giorno, forse dieci, dodici, chi lo sa.
Forse conosciamo giá tutto, sappiamo predire o immaginare, soggioghiamo la mente alle risposte giuste, inalterate dal tempo, vestite di bugie per scopi sbagliati, ultimi tra gli ultimi a capire che non c’è niente di più inesatto e stupido. Mandiamo al diavolo le possibilità più improbabili, rannicchiate in un angolo buio della nostra bocca che conosce tutte le parole ed esita ad urlare pietà per le bugie che pronuncia. La stessa bocca misera e beffarda che protegge gli inganni e aiuta gli impostori, aiuta i più schifosi a pronunciare sillaba dopo sillaba, con la lingua che batte sui denti sbagliati e ricorda che è tutto una grande bugia, l’amore, che si perde in uno squallidissimo letto con il materasso sporco di citazioni d’autore mal utilizzate. La più orrida tra le passioni lascia i segni sulle più orride lenzuola e
sta là a ricordare che tu non sei niente, sei finita con quell’amore esausto, pallido e schifoso. Sapresti gestire un amore così?



