Con il passare degli anni ed il diffondersi delle terapie antibiotiche aumentano i ceppi batterici resistenti ad alcuni antibiotici in particolare. È l’esempio dello Staphylococcus aureus, noto batterio causa di polmoniti e infezioni cutanee, nei confronti della meticillina. La diffusione delle infezioni a Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA) che persiste in comunità e si diffonde nelle strutture ospedaliere, dunque si rende necessario comprendere le dinamiche di trasmissione ospedale-comunità, considerandole come un’unica entità. Un recente studio di tipo descrittivo, pubblicato sulla rivista The Lancet, ha operato il sequenziamento di tutto il genoma per comprendere meglio quale parte del genoma è coinvolta nella trasmissione di MRSA. È stato studiato un focolaio infettivo a MRSA in una speciale unità di cura del bambino (SCBU) di una Fondazione del Servizio Sanitario Nazionale di Cambridge, Regno Unito. L’epidemia è stata valutata attraverso l’analisi convenzionale dei dati epidemiologici e dei profili dell’antibiogramma. Da tutti i pazienti infetti del SCBU è stato sequenziato l’MRSA, e anche dai pazienti che presentavano l’infezione in comunità. Dopo tutto il sequenziamento del genoma, sono stati identificati ventisei casi di trasporto del MRSA, e la trasmissione si è verificato sia all’interno del SCBU, tra le madri in un reparto postnatale, sia nella comunità. Il tipo di epidemia di MRSA è stato legato ad una nuova sequenza genica (ST) 2371, che è strettamente associata alla ST22, ma contiene geni che codificano per la leucocidina Panton-Valentine. I dati dell’intero genoma sono stati usati per proporre e confermare che il trasporto MRSA da un membro del personale ospedaliero aveva permesso il mantenimento dell’infezione durante i periodi senza epidemia. Questi dati rappresentano una grande promessa per una rapida, accurata e completa identificazione delle vie di trasmissione batteriche in ambito ospedaliero e in comunità, con riduzioni delle infezioni concomitanti, della morbilità e dei costi di terapia.
Fonte: http://www.thelancet.com/journals/laninf/article/PIIS1473-3099(12)70268-2/fulltext



