Francesco di Niccolo, nato ad Andria (BA) il 30 luglio 1979, laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Bari col massimo dei voti. Poeta, saggista, giornalista, autore teatrale, tenace, volitivo, estremamente versatile, ironico, cultore e conoscitore della modernità e dell´arte in tutte le sue espressioni, ha fatto della sua innata ansia di ricerca e d´inquietudine una profonda ragione di vita che lo induce a sperimentare continuamente nuove forme di comunicazione e a misurarsi con se stesso.
Inizia a scrivere poesie sin da quando aveva 11 anni. Ha pubblicato con la Ibiskos Editrice di Empoli (FI) due volumi di liriche: “Romantic” (2003) e “il Sigillo e l’estasi” (2005); con la Oppure Editore di Roma pubblica un saggio di estetica dal titolo “Il Piacere e le arti” (2009). Appare in numerose antologie letterarie nazionali ed internazionali, e in due cataloghi d’arte: Hypnos e Thanatos (2007) e “Il sole morente nella stanza azzurra” (2007), catalogo nel quale inoltre viene pubblicata una lirica inedita della poetessa Alda Merini. Tiene laboratori di scrittura creativa e scrive per alcuni giornali locali, promuovendo iniziative artistico-culturali. Dal 2008 collabora come autore-drammaturgo con il “Teatro di Puck”, giovane compagnia di Andria. La sua prima opera teatrale “Nausaea – la verità vi prego su Medea” ha partecipato alla XII edizione del Festival Internazionale Castel dei Mondi di Andria.
Nel 2009 ha scritto una poesia per me come pegno per una scommessa persa.
“Tu ragione, io torto…
tu giusto, io sbagliato…
tu bocciolo, io petalo…
Tu il sole, l’alba, il vento che queste fragili creature accarezza…
io la notte, l’ombra, la tenebra più profonda.
E da quel vento mi farei trascinare, come morto nel corpo non nell’anima che continua a pulsare.
Flutti passeranno dalla mia bocca alla tua fatti di parole e sangue, vivi della tua bellezza, pieni, carnali, avidamente aggrappati alle labbbra appena socchiuse, e col firmamento esplodere tessendo stelle per fasciarti la nuda carne… di quella luce saresti l’unica fonte.
Darei la vita per abitare i tuoi occhi: sullo scuro della pupilla bruna starti a guardare, e risplendere nel loro limpido mistero, finchè al tramonto intorpidirei i sensi, cullato dai tuoi pensieri, dai battiti ritmici che nel petto rimbombano: io sarei allora solo un ultimo segreto.
Tu la misura, io l’eccesso… l’errore…
Tu il frammento di paradiso, la nuvola chiara, la pioggia divina, il soffio leggero, l’Angelo femminile con ali dense, sacerdotessa di un amore svelato, forgiato nel fuoco, di lacrime impregnato, soffocato, strappato, ricucito, sussurrato, urlato, ceduto all’eco e con l’eco mai ritornato… tradito… smisurato.
Tu meraviglia, io stupore…
Tu poesia, io poeta che della tua grazia s’alimenta…
Tu principio, io fine”.



