Piccola lettera dall'esilio babilonese a commento dei risultati elettoraliPremessa
(Potrei cominciare queste mie prime doloranti impressioni con un: “L’avevo detto io!”, a proposito degli “apparentamenti”, della disciplina repubblicana, della legge elettorale e della presenza dei cattolici. Ma non lo faccio perché sarebbe stupido ed inutile).Sondaggi
Il balletto dei sondaggi è stato sconcertante. Per la verità, il fenomeno Grillo era difficilmente valutabile e la rimonta di Berlusconi era clandestina, perché quelli che lo avrebbero votato si vergognavano di dirlo. Comunque il danno reale non è stato questo, ma è stato invece un altro: i sondaggi sono stati falsificati, strumentalizzati ed adoperati come strumento di convinzione per rincuorare i delusi.
I sondaggi falsati hanno inquinato anche sondaggi veri (in buona fede e con serietà quasi scientifica) ed hanno inquinato persino il voto. Succede in Italia!

Risultati virtuali e risultati reali
Il Partito Democratico e Bersani hanno vinto avendo preso un voto in più al Senato, alla Camera e fra gli italiani all’estero. Ma è stata una vittoria virtuale. Nella realtà il PD e Bersani hanno perduto. Perché non hanno ottenuto la maggioranza al Senato, perché hanno perduto la maggioranza nel numero delle Regioni, sia in quelle in cui la perdita era prevista, ma soprattutto anche in quelle dove era prevista la vittoria.
Bersani ha perduto perché la maggioranza della Camera è più frutto della legge elettorale che della realtà politica. Egli ha solo il consenso del 30% del Paese, ma le altre forze a lui contrarie messe assieme hanno il doppio dei suoi voti anche se hanno la metà dei suoi deputati.
Qualcuno dirà che è stato salvato dalla legge elettorale a cui, anche lui, si opponeva. La legge elettorale ha fatto esattamente il lavoro sporco per cui è stata creata. Ha registrato la vittoria di chi ha preso più voti, ma ha impedito che si formasse una maggioranza. Così fu fermato Prodi, così è stato fermato Bersani.
Nella follia italiana c’è chi dice che bisogna ritornare al proporzionale per sanare questa anomalia della maggioranza assoluta conquistata senza neppure avere il 30% dei voti.
La proporzionale ingesserebbe definitivamente la ingovernabilità e prenderebbe atto di un Paese diviso, politicamente in quattro, geograficamente in otto, moralmente in sedici e via dicendo.
Appare evidente a tutti (ma non a chi fa politica solo per raggiungere i suoi scopi) che l’unico sistema possibile è l’uninominale a doppio turno, dove c’è innanzitutto la scelta personale e poi la possibilità per tutte le tendenze di presentarsi ed infine la possibilità per gli elettori per scegliere fra i due contendenti delle due maggiori minoranze.
Non è matematicamente certo che ne esca fuori la governabilità, ma è il metodo che ha la più alta probabilità di dare un governo stabile ad un Paese fatto a pezzi.

Tutti contro Bersani
La caratteristica di questa campagna elettorale è stata quella di una concordanza generale nel colpire Bersani.
Cominciando dallo slogan dei tassinari romani: “Tanto sono tutti uguali!” (che sottaceva la seconda parte: “E quindi è meglio votare Berlusconi, il più eguale fra gli eguali!”). Andando avanti con la naturale predisposizione di Berlusconi e dei suoi media di distruggere il suo antagonista, in questo caso usando anche la sua presunta simpatia per Matteo Renzi. E finendo con Ingroia, che dichiarava di essersi presentato per far perdere Bersani (anche qui con la sottaciuta seconda parte: “E quindi per far vincere Berlusconi!”).
A questi si è aggiunto in maniera sconsiderata anche Monti. Questa unanimità di intenti nello sbarrare il passo a Bersani ha raggiunto il suo scopo, ma è servita soltanto ad indirizzare l’elettorato stanco, deluso e colpito nella vita quotidiana dalle misure severe di Monti, verso l’opposizione più appariscente rappresentata da Grillo.
In una situazione di crisi è naturale che i voti passino al partito di opposizione, come avviene in tutte le democrazie ordinate. In questo caso, il processo è stato inquinato perché i voti degli scontenti e dei delusi, non sono stati incanalati verso il più forte partito dell’opposizione, ma verso uno sconosciuto contenitore. In parole povere, Grillo ha incassato il premio che l’elettorato dà all’opposizione dopo la delusione di un governo disastroso. E così, in realtà, si è salvato Berlusconi, che era riuscito a gettare la colpa della situazione da lui creata su Monti e su Bersani. Shakespeare in una tragedia non avrebbe potuto immaginare niente di peggio.

Il vincitore
Ma il vero vincitore è Beppe Grillo, con una vittoria imponderabile ed un risultato imprevedibile. Dirò due sole cose. Primo: non sottovalutare Grillo. Secondo: non sottovalutare i pericoli a cui siamo esposti.
Grillo si trova nella situazione del capo tribù africano a cui veniva regalata una sveglia di cui non poteva capire, per la sua cultura, il servizio, il funzionamento e l’utilità. Ed egli la accettava come oggetto prezioso appendendosela al collo. Grillo non conosce minimamente che cosa significa, come funziona e a che cosa serve essere la prima forza politica italiana senza avere un partito o un qualsiasi altro strumento di direzione, di organizzazione e perfino di rappresentanza. Ma non bisogna sottovalutare Grillo. Grillo non è sciocco, non è sprovveduto ed ha una qualità precisa: è un rivoluzionario molto dotato. Non saprà far funzionare la sua maggioranza relativa (nei voti) in Parlamento, ma sarà bravissimo nell’utilizzarla in forme rivoluzionarie.
La crisi italiana entra in una fase che non avremmo mai immaginato potesse arrivare: una fase pre-rivoluzionaria, con un piccolo Lenin mediatico.
Se avessimo un Presidente della Repubblica, esso dovrebbe con molta prudenza prendere le dovute misure per affrontare un probabile periodo pre-rivoluzionario. Ma, per somma sfortuna, non abbiamo un Presidente della Repubblica. Ed il primo atto di un Parlamento di cui non riusciamo ad immaginare quale sarà il Presidente del Senato ed il Presidente della Camera, dovrebbe essere proprio l’elezione di un Presidente della Repubblica che riesca ad incanalare nel giusto alveo la piena delle acque.
E mi pare questo abbastanza sufficiente per preoccuparsi.

Un codicillo inutile
(Non avrei mai voluto occuparmi di Di Pietro, unico risultato positivo di queste elezioni. Ma dobbiamo esortare tutti a non commettere l’errore fatto da Di Pietro, attaccando tutto e tutti a testa bassa, senza razionalità e senza comprensione del processo decisionale democratico, con l’arroganza di chi crede di avere tutte le soluzioni in tasca, è un atteggiamento improduttivo e suicida, che non ci si può permettere in una situazione come questa).

Inquinamento
Bisognerà studiare bene l’inquinamento della razionalità che ha prodotto questi assurdi risultati. La rabbia e la delusione sono dei fatti reali che portano a conseguenze prevedibili e calcolabili. Ma se vengono falsati i principi logici che presiedono alle soluzioni, rischiamo che il sistema impazzisca.
La prima constatazione è che la protesta non è argomentata sulla situazione reale. Ma è argomentata con una traduzione ideologica del malessere, che è una mescolanza di argomenti vetero-comunisti e nazi-fascisti insieme. Il complotto della banche internazionali, che viene immaginato contemporaneamente da Berlusconi e da Ingroia, proviene da un’ideologia vetero-comunista, sul capitalismo internazionale artefice di sfruttamento e di guerra, e da una concezione fascista della demoplutocrazia, anche con qualche punta antigiudaica, come nel peggior fascismo.
Questa mistura velenosa la ritroviamo ad ogni passo. La adopera Landini, quando si oppone al programma di Marchionne, la adopera Berlusconi quando denuncia il complotto dello spread, la adopera il tassinaro romano, nostalgico fascista, per opporsi a Bersani, liberalizzatore del numero chiuso delle licenze. Ricordiamoci che di questa mistura bugiarda ed omicida (come il diavolo) si nutrì il nazismo, in una situazione sociale ed economica, che era più grave della nostra, ma che potrebbe anche essere la nostra nei prossimi mesi.
At least but not last (Alla fine, ma non per ultimo)
Quello che abbiamo scritto finora, buttatelo pure via. Andiamo al punto centrale della questione. Dal quadro della geografia elettorale appare un fatto evidentissimo e tragico.
Dove sono i cattolici?
In Italia, non è mai accaduto che scomparissero i cattolici dalla scena politica. Nel bene e nel male i cattolici ci sono sempre stati. Hanno sempre rappresentato una caratteristica fondamentale del nostro Paese: sono stati talvolta un valore aggiunto e talaltra un fardello pesante. Ma sono stati sempre nel DNA dell’Italia.
Che cos’è un’Italia senza il cattolicesimo politico? Dove sono i valori che sappiamo essere operanti nelle parrocchie, nelle Charitas, nelle mense dei poveri, nella presenza accorata e disperata nel campo dell’educazione, della sanità, del costume degli italiani?
Dove sono? Chi li ha anestetizzati? Chi li ha imprigionati e deportati in Babilonia? Fu tradimento di falsi amici, fu congiura di astuti nemici o fu viltà dei loro stessi pastori? E per di più, oltre a non avere più il Presidente della Repubblica, non abbiamo più neanche il Papa!
Il risultato è che l’Italia, senza il valore aggiunto dei cattolici, non esiste più.
Nella passata settimana i Partigiani Cristiani hanno messo all’ordine del giorno l’Anno Dossettiano. Celebrando il nome di un uomo che nella Resistenza, nella elaborazione della Costituzione, nella ricerca di una vocazione speciale per l’Italia e poi nella ricerca di una vocazione speciale per i cattolici nel Concilio, seppe dare un’indicazione che oggi appare ancora preziosa. Da lì si ricomincia.

Bartolo Ciccardini

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