La situazione del Monte Paschi di Siena è figlia della stessa crisi esplosa nel 2007 quando i gruppi finanziari italiani furono, come quelli americani, inglesi tedeschi e francesi, spinti a partecipare al processo di aggregazioni, acquisizioni e fusioni.
Voi tutti ricorderete quelle più importanti per cui Unicredit acquisì Capitalia e una delle più importanti banche tedesche e BNL venne acquisita dalla francese BNP. E’ allora che gli amministratori del Monte Paschi di Siena decidono di acquisire la Banca Antonveneta temendo di essere condannati ad un ruolo subalterno e regionale e l’emarginazione rispetto ai grandi gruppi. MpS compra Antonveneta senza una accurata valutazione e ad un prezzo abnorme, quasi il doppio rispetto a quello pagato a Santander. E’ da quel momento che iniziano i guai della banca senese e i successivi errori furono tutti fatti, secondo me, nel tentativo di recuperare risorse. Il risultato è stato quello che è sotto gli occhi di tutti per cui la fondazione ha dilapidato il suo imponente patrimonio fino ad arrivare al commissariamento di fatto del gruppo. I dirigenti del PD non possono negare che il Monte Paschi sia un loro feudo, basta guardare alla fondazione che, non rispettando la legge Ciampi, vede una composizione per cui 13 componenti su 15 sono di emanazione del Comune di Siena, della Provincia e della Regione Toscana e sono tutti del PD. Gli unici due estranei sono: il Rettore dell’Università e l’Arcivescovo di Siena. Lo Statuto è stato approvato in quel modo proprio per evitare che la fondazione fosse autonoma nelle sue decisioni. Il nodo, ancora una volta, è il rapporto tra banche e politica e in questo caso la politica ha influito molto anche sulle nomine del management della più antica banca del mondo. La vera questione non è quella dei Monti Bond, perché a nessuno conviene far saltare il terzo gruppo bancario italiano. Non c’è dubbio che i guai partano dall’acquisizione di Antonveneta e da quel sovraprezzo pari al 40%. Su questo sta indagando la Magistratura mentre Banca d’Italia afferma che tra i suoi compiti non c’è quello della lotta al crimine. Il via libera da parte dell’istituto di via Nazionale per l’operazione in questione fu dato in soli 60 giorni. La vigilanza non intervenne sulla questione del prezzo perché quest’ultima, secondo loro, non ha il potere di interferire su una valutazione imprenditoriale e di mercato che rientra esclusivamente nell’ambito delle funzioni imprenditoriali i e quindi nella piena autonomia degli istituti. Che ne pensate voi di tutta questa vicenda? State attenti nel darmi le vostre risposte a non calunniare nessuno onde evitare che Bersani vi sbrani.



