L’identità è forse la più fragile delle costruzioni umane. Dall’identità passiamo noi stessi. Una vita si dipana a immaginarla indivisibile, a cercare un principio di coerenza che tenga insieme desideri, paure, ricordi e contraddizioni. Poi qualcosa si incrina e scopriamo che l’io non è monolitico… al più una zona di comfort, alla peggio un luogo continuamente esposto alle intemperie di questa nostra esistenza terrena. Irene Rainini, pubblica la raccolta “Rigurgiti”, poesie, parole artigiane, istantanee del sentire… è qui che trova capanne e rifugio. Un libro di grande sensibilità…

La prefazione di Alessandro Quasimodo richiama non casualmente Pessoa e Pirandello, due autori che hanno interrogato la molteplicità dell’essere e l’impossibilità di riconoscersi interamente in una sola immagine. Ma la scrittura di Rainini non cerca l’elaborazione intellettuale della crisi. La attraversa fisicamente, con una lingua scarna, talvolta violenta, che sembra voler rinunciare a ogni ornamento. I trentacinque componimenti procedono per sottrazione dove la sintesi sembra davvero una chiave di lettura importante. Le parole si interrompono, i versi precipitano sulla pagina e il silenzio diventa parte integrante della narrazione. Non serve soffrire per fare arte, il dolore non è celebrato come una condizione privilegiata dell’artista, non una scorciatoia verso la profondità. È l’ingombro, è l’ospite inatteso, è la punta spezzata, un foglio bianco e una poesia che non trova pace… eppure suona bene anche “Not Dead Yet” come fosse una dichiarazione di resistenza… oppure il “pop” dentro richiami ed echi di canzoni in “Apostrofe al cuore” immaginando l’organo dei sentimenti come un combattente chiamato a sostenere un’altra battaglia. La poesia più significativa, sotto questo aspetto, potrebbe essere “Scrivere”, dove la parola cambia funzione nel tempo: dapprima evasione, successivamente conforto, infine orientamento. È una piccola dichiarazione di poetica… di intenti e di ragguagli. Sono frammenti, sono pezzi di vetro, sono momenti di ferite e feritoie… mi sono tagliato anche io e anche io ho saputo ricucire. Queste sculture le ho trovate opportune…


