Un viaggio autobiografico nelle grandi crisi umanitarie del secolo scorso

“Dall’Asia all’Africa: Sul filo del rasoio” è il libro del diplomatico e funzionario ONU Lino Bordin. Il volume prosegue il percorso di testimonianza iniziato dall’autore con “Il Continente sprecato” (Palombi, 2023), portando al centro del dibattito la precarietà del mondo contemporaneo e la drammaticità delle crisi umanitarie vissute in prima persona. La metafora del “filo del rasoio” descrive la linea sottile e tagliente su cui scorrono le vite di donne, uomini e bambini oppressi da guerre, fame e maltrattamenti.
L’opera copre in modo dettagliato le attività internazionali dell’autore svolte tra il 1986 e il 1997.
Il percorso prende il via dal racconto dell’Indocina e dall’esodo dei Boat People, ripercorrendo l’esperienza vissuta nell’isola di Galang in Indonesia e nel Mare del Sud della Cina durante la fase finale della diaspora vietnamita. In queste pagine, Bordin documenta la ricerca in mare dei battelli dei profughi, le efferate violenze dei pirati, le tragiche espulsioni forzate alla frontiera tailandese e la durissima quotidianità all’interno dei campi profughi come quello di Khao-I-Dang.
La narrazione prosegue con il ritorno nel continente africano, precisamente in Angola, un Paese messo a dura prova dalla guerra civile e dal modello socialista. Qui, l’autore descrive le attività di cooperazione volte all’indipendenza della Namibia e le complesse dinamiche politiche del contesto locale. Successivamente, il volume approfondisce il lavoro a diretto contatto con Nelson Mandela per la ricostruzione democratica del Sudafrica post-apartheid, analizzando le tensioni tribali per il potere e le sfide del Paese, prima di passare alla fase in Camerun a confronto con le dinamiche di un Paese in via di sviluppo.
Infine, dopo una parentesi operativa presso la sede centrale delle Nazioni Unite a Ginevra, il libro affronta la drammatica missione durante il Genocidio del Ruanda e la successiva guerra nella Repubblica Democratica del Congo. Si tratta della ricostruzione di una tragedia umanitaria colossale che, dal 1990 a oggi, ha provocato circa dieci milioni di vittime.
Rientrato in Italia al termine del servizio, Lino Bordin ha avvertito l’esigenza morale di contrastare i troppi luoghi comuni e la superficiale conoscenza che l’Occidente ha dell’Africa, un gigante demografico da circa 1,5 miliardi di abitanti. L’obiettivo dell’opera è dimostrare come gran parte delle sofferenze africane derivino da pesanti ingerenze esterne, auspicando una nuova consapevolezza che trasformi i vecchi rapporti di dipendenza in relazioni paritarie e rispettose della dignità di ogni popolo.
“Eravamo seduti in riva al mare, intorno a un fuoco scoppiettante. Delle umide foglie di palma bruciavano lentamente sprigionando delle nuvole di fumo biancastre che una fresca brezza marina disperdeva sul litorale. Gli occhi bruciavano, a volte lacrimavano. Non si capiva bene se fosse per il fumo o per la drammaticità del racconto.”
Lino Bordin nasce a Pianiga, in provincia di Venezia, il 27 maggio 1948. Dopo la laurea in Scienze Politiche ottenuta all’università di Padova, inizia la sua carriera professionale a Bruxelles e a Lussemburgo lavorando prima per la Comunità Europea e poi per il Parlamento Europeo.
Dal 1980 al 2008 venne assunto dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. I punti salienti della sua carriera professionale presso l’ONU, sono stati la sua collaborazione all’indipendenza della Namibia e alla democratizzazione del Sudafrica, cooperando direttamente con Nelson Mandela. Ha partecipato come responsabile ai programmi legali e di assistenza ai milioni di profughi ruandesi fuggiti dopo il genocidio perpetrato in Ruanda, trovandosi coinvolto nella conseguente guerra della Repubblica Democratica del Congo. Alla fine dell’esperienza con la guerra Congo-Ruandese, l’autore fu inviato per 4 anni nel Nord dell’Iraq, tra le tribù Kurde in guerra tra loro, durante il periodo di Saddam Hussein.
Dopo l’Iraq, Bordin fu fatto ritornare in Africa, dapprima in Chad, dove si occupò dell’insediamento di 250.000 profughi fuggiti dal Darfur (Sudan) nel deserto del Sahara, e dopo in Burundi, per accogliere e reinserire nel paese decine di migliaia di burundesi fuggiti anni prima in Tanzania.
Il suo ultimo incarico fu come viceambasciatore a Mosca, dove si occupò tra l’altro della Cecenia, del Daghestan, e dell’Ossezia.
Lino Bordin rappresenta un esempio significativo di come l’impegno diplomatico possa influenzare le relazioni internazionali e promuovere la pace e la cooperazione tra le nazioni.
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