“Luce” di Vinci Ferrer è un brano che probabilmente non metterà d’accordo tutti quelli che lo ascoltano, e non è detto che sia un male. Da una parte c’è un progetto artistico curato nei minimi dettagli, un crescendo emotivo costruito con mestiere, un coro gospel che entra nel momento giusto e regala al finale una scala sonora importante. Dall’altra, c’è il rischio che tanta cura formale finisca per addolcire eccessivamente un tema, il lutto, che meriterebbe forse qualche spigolo in più. Il testo si muove quasi interamente tra immagini di luce, cielo e tramonto, immagini che funzionano ma che restano abbastanza convenzionali per un genere che negli ultimi anni ha visto autori italiani spingersi verso un immaginario meno rassicurante quando si parla di perdita. Chi cerca in un brano del genere una scrittura più spigolosa, meno votata alla consolazione, potrebbe uscirne parzialmente deluso. Chi invece cerca esattamente quella consolazione, quella sensazione di essere accompagnati fuori dal dolore con delicatezza, troverà in “Luce” un alleato sincero. Vinci Ferrer ha una voce che sostiene bene entrambe le anime del brano, quella intima delle strofe e quella corale del finale, e questo evita che il pezzo scada nel sentimentalismo puro. Resta un brano onesto, ma non per tutti allo stesso modo: dipende da cosa si cerca quando si ascolta una canzone nata per elaborare un’assenza.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.