
Non tutti i brani vogliono essere amati, e “La signora Gron” sembra uno di quelli. I Calliope arrivano al loro nuovo singolo con una postura che non prevede concessioni: sound alternative rock deliberatamente scomodo, testo ermetico e carico di simbolismi, ritornello ossessivo che si impone piuttosto che sedurre. Chi cercasse qualcosa di immediatamente fruibile troverebbe poca ospitalità qui. E questa è chiaramente una scelta, non una mancanza. Detto questo, c’è un aspetto del brano che vale la pena segnalare con onestà: l’immaginario occulto e sensuale che permea il testo, per quanto intenzionale, rischia in certi passaggi di sovrastare il messaggio critico che il brano vuole veicolare. Il riferimento alla società e alle sue aspettative oppressive è il nucleo concettuale più solido, ma viene a volte oscurato da una densità simbolica che non sempre trova piena corrispondenza nel tessuto sonoro. È una tensione irrisolta, che per alcuni sarà affascinante e per altri opaca. La voce di Tamara Macera è il punto di forza indiscutibile: ha una gravità e una precisione che poche altre frontwomen nella scena indipendente italiana possono vantare, e sorregge il brano anche nei momenti in cui la scrittura si fa meno nitida. I Calliope sono una band che ha qualcosa da dire e sa come dirlo. “La signora Gron” non è il loro brano più accessibile, ma è probabilmente uno dei più onesti.


