Dieci tracce, almeno cinque mondi sonori diversi: dirty swing, smooth jazz, folk, blues arcaico, bluegrass, pop, indie rock. “BaronBlanc” di BaronNoir è un disco che non si pone limiti di genere, e questo è al tempo stesso il suo punto di forza più evidente e il suo rischio più grande. La domanda che ci si pone ascoltando l’album per intero è se tanta varietà serva davvero il disco o se, in alcuni punti, lo disperda. Brani come “Fantasmi” e “7 coniglio” hanno un’identità fortissima e riconoscibile; altri, come “Mezzodi”, sembrano quasi un esperimento a parte rispetto al resto, con la sua componente più visionaria che fatica a dialogare con l’architettura generale del progetto. Non è un giudizio negativo in assoluto, ma è una scelta che divide chi ascolta tra chi la trova affascinante e chi la trova dispersiva. Quello che resta indiscutibile è la qualità esecutiva: ogni traccia, presa singolarmente, mostra un livello di cura arrangiativa molto alto, e la voce di BaronNoir si muove con naturalezza tra registri molto diversi, senza mai risultare studiata o forzata. Un disco che o si ama nella sua interezza eclettica, o si preferisce ascoltare a episodi separati. Entrambe le strade portano a qualcosa di valido.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.