Ci sono ore della notte in cui certi pensieri arrivano senza chiedere il permesso. “Magia” parte esattamente da lì, da quel momento sospeso tra la veglia e il sonno in cui la mente va dove vuole e porta con sé tutto quello che di giorno teniamo a bada. Picchiani lo sa, e ci costruisce attorno un brano che non urla ma resta. “Adesso non ritorno, adesso sto viaggiando dentro di me con te”: è il verso finale, ripetuto come un rituale, e funziona perché è onesto. Non c’è retorica, c’è qualcuno che descrive uno stato. Il canto di Picchiani in quei passaggi ha una qualità quasi recitata, nel senso buono del termine, qualcosa che viene da anni di teatro prima ancora che di studio di registrazione. Le chitarre di Sergio Lepidio cuciono tutto con un filo morbido, mai aggressivo. Il brano non cambia drasticamente registro dall’inizio alla fine, e questa coerenza è una forza. Non cerca la sorpresa, cerca la permanenza. Vuole che tu ci stia dentro, non che tu ti stupisca. È un singolo che apre un album atteso per l’autunno. Come biglietto da visita, sceglie l’intimità invece dello spettacolo. Per chi conosce già Picchiani è una conferma; per chi lo scopre adesso, è un invito a scavare nella discografia precedente.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.