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di Chiara Cristina Lattanzio

«Per decenni ci hanno raccontato la favola che c’erano due eserciti, quello della mafia e quello dello Stato: invece c’era una mafia in costante collaborazione con lo Stato.
Se si è accertato che funzionari dello Stato hanno depistato, mi chiedo cosa sta facendo il ministero dell’Interno sul piano disciplinare e cosa aspetta il Parlamento ad aprire una sessione sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio».
Antonio Ingroia, il magistrato palermitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti, direttore di un’unità di investigazione per la lotta al narcotraffico su incarico dell’ONU in Guatemala e editorialista de il Fatto Quotidiano, alla presentazione del libro ”Io so” scritto con i giornalisti Sandra Rizza e Giuseppe Lo Bianco, ha dichiarato: «Credo che sia necessaria una commissione d’inchiesta che sappia indagare sulla stagione delle stragi del 1992». Ed ha poi aggiunto: «Da subito ebbi la sensazione che dietro la morte di Borsellino c’erano moventi convergenti con quelli mafiosi. Capii presto che lo Stato non solo aveva lasciato solo Borsellino, ma era stato artefice della sua morte».
Ingroia, che non ha ancora definitivamente sciolto la riserva sulla sua decisione a candidarsi o meno, si dice disposto al confronto con il Pd: «Da questa assemblea di oggi io chiedo un confronto con il segretario del Pd Bersani e chiedo un confronto senza pregiudizi. Lo chiedo perché conosco molte personalità del Pd che hanno le mie idee. E lo faccio con l’orgoglio della nostra autonomia come polo politico in costruzione» ed inviata al cambiamento del mondo politico «Un passo indietro – dei partiti  -per aiutare la società civile a fare un passo avanti».
Il «nuovo polo non è secondo a nessuno. Non deve essere un collage, un’accozzaglia di colori, un arcobaleno, ma una nuova identità che nasce e che dobbiamo portare a sintesi unitaria. E poi dobbiamo osare. Apriamo il libro dei sogni. Non vogliamo un polo giustizialista e manettaro».
«Se riusciamo a realizzare tutto questo, sono disponibile a candidarmi per portare questa battaglia avanti anche in parlamento».”
«Abbiamo bisogno di associazioni, sindacati dei cittadini, di partigiani della Costituzione».
«Il primo a cui mi rivolgo è Maurizio Landini». Poi invita anche  Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, don Luigi Ciotti, Michele Santoro e Sandro Ruotolo chiarendo che «Non è un invito a candidarsi ma l’invito ad accompagnarci al nostro fianco. Se poi volete candidarvi, ancora meglio».

Redazione

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