“La cantata del caffè” è un romanzo ambientato nella Lubecca del Settecento. Stefano Ghisleri mette in scena con viva sensibilità lo scontro eterno tra dovere e desiderio, rigore e passione, e la lotta silenziosa di chi cerca di affermare la propria identità in un mondo che sembra volerla soffocare. Abbiamo il piacere di parlarne direttamente con l’autore.

“La cantata del caffè” è ambientata in un momento storico affascinante in cui la tradizione si scontra con una bevanda che promette modernità. Da dove nasce l’idea di raccontare questo specifico momento storico?
L’idea di raccontare la storia di Marghareta, la protagonista del romanzo, è nata quando ero uno studente di conservatorio, quasi vent’anni fa, durante il corso di Storia della musica. Figlia dell’organista Buxtehude, la ragazza fu offerta in sposa a diversi compositori dell’epoca (tra i quali Handel e Bach) in cambio del lavoro di organista e compositore a Lubecca. Il loro rifiuto (di cui non sono note le ragioni) mi aveva interessato. La mia passione per Bach, personaggio chiave del romanzo, mi ha dato un ulteriore stimolo per sta stesura. Il romanzo è dedicato proprio alla mia professoressa di storia della musica, Cristina Baldo.
C’è un personaggio con cui hai empatizzato maggiormente? Perché?
Il personaggio al quale mi sono più legato è Lisetta, l’allieva di clavicembalo di Marghareta che diventa poi sua amica e confidente. È una ragazza dal carattere vivace, che accetta la novità del caffè con naturalezza. È un personaggio chiave nella vita di Marghareta, Lisetta è infatti la scintilla che accende la trasformazione della protagonista e avvia il suo processo di comprensione di se stessa e il desiderio di decidere da sé la propria vita.
Devo confessare che una volta terminato il romanzo, Lisetta per un po’ di tempo mi è mancata, è stato quasi come affezionarsi una persona e poi doversene separare per sempre.
Nel libro, sia Marghareta che la giovane Lisetta combattono contro un destino spesso deciso da altri: il libro può essere considerato anche una riflessione sulla condizione femminile nel Settecento e sulle passioni soffocate?
Sì, certamente il tema della condizione femminile è una chiave di lettura, ma il romanzo va visto anche dalla chiave opposta: i compositori che giungevano a Lubecca e che ambivano al posto di organista, al tempo molto redditizio, avevano l’obbligo di sposare la figlia del maestro che andavano a sostituire; eventuali amori dovevano essere abbandonati. Un tema ancora più presente è quello del non poter esprimere le proprie capacità e i propri talenti, condizione che riguarda il ceto medio in tutti i periodi storici, anche di oggi. Il messaggio trasmesso dal romanzo, rappresentato dalla protagonista, è quello di lottare e mettersi in gioco per decidere, per quanto possibile, il proprio destino.
Ci sono anche echi delle tue esperienze personali? Avresti il piacere di parlarne?
Sicuramente parte della mia vita è contenuta all’interno del testo. La musica ha influenzato tutte le scelte che ho compiuto, e in un romanzo sulla musica non potevo non mettere le mie emozioni da ascoltatore ed esecutore. Nella descrizione di alcune scene, soprattutto quella del funerale, ho cercato di esprimere le sensazioni che provo quando ascolto certi brani musicali, in particolare quella di Buxtehude. Anche il desiderio di Marghareta di suonare rappresenta quell’entusiasmo che da ragazzino, quando ero ancora studente, avevo nel cercare di raggiungere certi palchi.
Il tuo romanzo ha ricevuto premi e riconoscimenti: che emozioni hai provato in quei momenti?
Naturalmente ricevere dei riconoscimenti mi fa molto piacere, un sentimento che si mescola a quello di sorpresa, essendo questo il primo romanzo che ho pubblicato. Il testo è effettivamente stato scritto per un concorso, il Lorenzo Da Ponte, che poi ha portato alla pubblicazione. Non scrivo per vincere concorsi, però avere una data di scadenza per la consegna è stato uno stimolo importante che mi ha portato a lavorare con metodo e determinazione. Salire sul palco per ricevere un premio è sempre molto emozionante, è una soddisfazione che mi dà, oltre alle sensazioni del momento, anche lo slancio per continuare a scrivere. Scrivere è difficile: richiede di lavorare e pensare alle proprie idee giorno dopo giorno.
Stai già lavorando a nuove opere letterarie? Vorresti anticipare qualcosa al tuo pubblico?
Sto lavorando su un nuovo romanzo, questa volta ambientato nel futuro. In questo nuovo testo la protagonista, Emma, è una studentessa universitaria della facoltà di Musica per le immagini; ma in questo mondo non esistono più strumenti gli musicali come li conosciamo oggi: tutto è fatto unicamente con il computer. All’interno di questo ambiente, e con un trauma irrisolto, Emma scopre un antico diario che la porterà ad avere dei dubbi sulle decisioni della propria vita. Nei prossimi mesi terminerò la prima stesura e col nuovo anno inizierà la fase di correzione.


