La parola più importante di “Sepolti due volte” forse non è omicidio. È “punizione”. Cambia decisamente tutto, leggetelo per capire cosa intendo. Perché chi punisce pretende sempre di avere dalla propria parte una qualche forma di diritto, anche quando quel diritto è stato costruito dentro una ferita privata. Adriano Francia mette in scena proprio questa trasformazione. Il trauma infantile legato alla matrigna, alle minacce del Krampus, alle cartoline e alle disparità subite non scompare con l’età adulta: sedimenta. E la cosa più interessante è che la vendetta, a un certo punto, non viene più percepita come tale. Diventa ordine da ristabilire.

Il noir raggiunge qui la sua dimensione psicologica più nitida: le vittime vengono private delle scarpe, esposte, trasformate in parti di un rituale che agli occhi dell’assassina possiede una propria grammatica morale. Non siamo più soltanto nel terreno del rancore: siamo dentro una coscienza che ha riscritto le parole necessarie per potersi assolvere. Nereo Leone rappresenta naturalmente il versante opposto, quello faticoso e imperfetto della giustizia reale. Sbaglia pista, dubita, torna indietro. E proprio questa possibilità dell’errore lo rende più umano di chi, al contrario, non dubita mai della propria sentenza. “Sepolti due volte” procede così con strumenti abbastanza classici del giallo e non cerca rivoluzioni formali se non fosse per la trovata inedita del “come” osservare il mondo degli uomini. Mille piani diversi di lettura personale trovano spazio… e dunque mille anche le facce dei lettori…

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.