
WASHINGTON – Le rotte internazionali dello Stretto di Hormuz sono state liberate dalle mine navali che, secondo Washington, erano state posizionate mesi fa dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniano. Ad annunciarlo ufficialmente è stato il Comando centrale degli Stati Uniti, il Centcom, attraverso una dichiarazione dell’ammiraglio Brad Cooper. Un risultato militare di grande rilievo, destinato ad avere conseguenze sul commercio mondiale, sulla sicurezza della navigazione e sul delicato equilibrio geopolitico del Golfo Persico.«Le rotte di transito riconosciute a livello internazionale nello Stretto sono ora libere dalle mine iraniane», ha dichiarato Cooper, attribuendo il successo allo straordinario lavoro svolto dai militari statunitensi in condizioni estremamente pericolose. Alle operazioni avrebbero partecipato sommozzatori della Marina, reparti speciali Navy Seals e unità aeree appartenenti alle diverse componenti delle Forze armate americane. Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei passaggi marittimi più importanti e vulnerabili del pianeta. Situato tra l’Iran e l’Oman, collega il Golfo Persico al Golfo di Oman e quindi all’Oceano Indiano. Prima dell’attuale crisi vi transitavano quotidianamente oltre venti milioni di barili di petrolio e prodotti energetici, una quantità equivalente a circa un quinto del consumo mondiale. Qualsiasi interruzione della navigazione può quindi provocare ripercussioni immediate sui prezzi del greggio, sui costi di trasporto, sull’inflazione e sulla sicurezza energetica di numerosi Paesi.La bonifica delle rotte costituisce per Washington un traguardo strategico, ma non equivale ancora a un completo ritorno alla normalità. I dati sul traffico marittimo indicano infatti che molte compagnie di navigazione continuano a mantenere un atteggiamento prudente. Il passaggio del petrolio attraverso Hormuz sarebbe sceso nei giorni scorsi a circa cinque milioni di barili al giorno, una quantità nettamente inferiore rispetto ai livelli precedenti al conflitto. Anche il numero delle navi mercantili in transito rimane estremamente ridotto, segno che armatori e assicurazioni attendono garanzie più solide prima di ripristinare le rotte ordinarie.Alla minaccia delle mine si aggiungono infatti i rischi rappresentati da droni, missili, motovedette veloci e possibili azioni contro le petroliere. La rimozione degli ordigni elimina uno dei principali pericoli, ma non cancella il confronto militare e politico tra Stati Uniti e Iran. Teheran continua inoltre a rivendicare un ruolo centrale nella gestione dello Stretto e ha contestato la ricostruzione americana sulla piena riapertura della via d’acqua.Il presidente statunitense Donald Trump aveva anticipato l’esito dell’operazione, annunciando la completa bonifica delle acque internazionali e una politica di «tolleranza zero» contro ogni nuovo tentativo di collocare mine. Washington ha inoltre reso noto che l’area viene sorvegliata con l’impiego di tecnologie satellitari e delle capacità della Space Force. L’obiettivo dichiarato è impedire che lo Stretto venga nuovamente bloccato e garantire la libertà di navigazione.L’operazione assume anche un forte valore politico. Gli Stati Uniti intendono dimostrare di essere in grado di proteggere una delle principali arterie energetiche mondiali e di limitare la capacità iraniana di esercitare pressione sulla comunità internazionale. Per Teheran, al contrario, Hormuz rappresenta da decenni uno strumento di deterrenza: la possibilità di minacciarne la chiusura consente alla Repubblica islamica di influenzare i mercati e di rispondere alle sanzioni economiche o alle iniziative militari occidentali.La sicurezza dello Stretto interessa direttamente anche l’Europa. Un aumento prolungato dei prezzi del petrolio e del gas potrebbe alimentare nuovamente l’inflazione, ridurre il potere d’acquisto delle famiglie e rallentare la produzione industriale. Il ripristino stabile dei traffici avrebbe invece un effetto positivo sui mercati, sulle catene di approvvigionamento e sulle aspettative delle banche centrali.Resta tuttavia indispensabile evitare che il successo militare venga interpretato come l’inizio di una nuova fase di escalation. La sicurezza duratura di Hormuz non può dipendere esclusivamente dalla presenza di navi da guerra, sistemi di sorveglianza e operazioni di sminamento. Sarà necessario costruire un’intesa diplomatica che coinvolga anche l’Oman, tradizionale mediatore della regione, e definire regole condivise per il transito delle unità commerciali.L’annuncio del Centcom rappresenta dunque una svolta importante, ma non ancora la conclusione della crisi. Le rotte possono essere state liberate dalle mine; il Golfo Persico, però, rimane attraversato da profonde tensioni. La vera vittoria arriverà soltanto quando petroliere e navi mercantili potranno tornare a navigare senza scorte militari, minacce o timori di un nuovo conflitto.