Partiamo da un dato concreto: Marco Lorenzon ha studiato canto lirico, ha suonato in formazioni hard rock e grunge per anni, e nel 2024 ha debuttato come solista con “Fuit Tempus”, prodotto da Alex De Rosso, chitarrista che molti conosceranno per il suo lavoro con nomi importanti del rock italiano. Con “Poesia” si torna a sentire quella stessa qualità di fondo: un brano costruito con mestiere, dove nulla è lasciato al caso ma nulla sembra nemmeno calcolato a freddo. La strofa iniziale ha una qualità sospesa, quasi cinematografica, che si scioglie nel ritornello con una naturalezza non scontata. Ci sono canzoni che dichiarano troppo in fretta dove vogliono arrivare e perdono ogni tensione nel percorso. “Poesia” evita questa trappola, almeno per buona parte del suo sviluppo. Il testo lavora sull’immagine dell’amore come spazio protetto, riservato, quasi segreto, e poi ribalta tutto nell’ultima sezione con quella singola parola, “Solo.”, che cambia il senso di tutto quello che è venuto prima. È una scelta coraggiosa, e funziona. Ciò che resta, alla fine, è la sensazione di aver ascoltato qualcuno che sa esattamente cosa vuole dire e ha trovato il modo per dirlo senza chiedere permesso.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.