Succede raramente che una canzone nata per essere un regalo riesca anche a essere una buona canzone. Di solito l’occasione prende il sopravvento e il risultato è qualcosa di tenero ma musicalmente irrilevante. “Fratello” di Giovanni D’Elia è un’eccezione parziale: mantiene tutta la carica affettiva dell’occasione che l’ha generata, ma riesce anche ad aprirsi verso qualcosa di più ampio. Il testo costruisce un’idea di fraternità che va oltre il rapporto biologico: il “fratello” diventa il prossimo, chiunque condivida la fatica del cammino. È un gesto poetico non originalissimo, ma eseguito con una pulizia che lo rende accettabile senza riserve. D’Elia ha cantato per anni in un coro gospel, e quella scuola si sente nel modo in cui affronta il ritornello: c’è una fisicità nell’emissione, una capacità di riempire lo spazio sonoro che non si impara solo con la tecnica. La struttura melodica è immediata, costruita per restare, e lo fa senza trucchi. Il paragone con certi cantautori della nuova scena italiana che hanno fatto dell’essenziale la propria cifra non sarebbe del tutto fuori luogo: stessa pulizia, stesso rifiuto dell’eccesso. Un brano che cresce con gli ascolti.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.