Un confronto sul rapporto tra istinto creativo, mercato musicale e identità personale. La scelta di restare su un registro delicato è chiara e coerente, anche se comporta il rischio di una minore immediatezza presso il pubblico più abituato a strutture forti.

Il singolo nasce da un momento quotidiano e inaspettato. Quanto conta, per te, lasciare spazio all’istinto rispetto alla progettazione razionale di una canzone?
Conta molto. Direi che la fase embrionale della composizione, quella che da luogo a tutto il processo creativo, è strettamente legata all’istinto perchè è grazie ad esso che si aprono le porte dell’ispirazione e della fantasia. La progettazione razionale serve solo in un secondo momento, quando si cerca di mettere ordine attraverso le strofe, le rime e l’arrangiamento musicale.
La sensazione generale è quella di un flusso emotivo continuo, quasi senza fratture. Quanto è stato difficile rinunciare a un vero momento di rottura musicale per restare fedele al clima delicato della canzone?
Non è stato difficile. Direi che la parte musicale si è sviluppata con la stessa facilità e naturalezza con cui si è sviluppato il testo. E’ stato un po’ come se la canzone fosse già scritta e avesse solo bisogno di essere portata alla luce. Non ho mai pensato alla necessità di un momento di rottura musicale.
Se dovessi muovere una piccola autocritica a “Nuvola di seta”, c’è un passaggio musicale o testuale che oggi riscriveresti in modo diverso?
No, direi di no. Onestamente non saprei trovare parole migliori per esprimere il contenuto che volevo comunicare.
Nel presente della tua vita personale e artistica, cosa è cambiato davvero nel tuo modo di guardare al lavoro creativo dopo essere diventato padre?
Sicuramente dopo essere diventato padre ho cominciato a provare emozioni nuove e di una intensità e profondità che prima non conoscevo. Ed è innegabile che le emozioni svolgano una parte determinante nel processo creativo. Di conseguenza il lavoro creativo diventa una sorta di grande opportunità per dar voce a queste emozioni e, allo stesso tempo, uno strumento importante per poterle far uscire, emergere e acquistarne consapevolezza. Quindi direi che ha, in un certo senso, una funzione anche terapeutica perché ti spinge e ti aiuta a guardarti dentro e a capire cosa stai provando.


