Parla di se sicuramente… ma quanti poi si riconoscono in questa storia? Matteo Castellano lo riconosciamo, anzi forse lo conosciamo per bene soltanto ora che si mette a nudo con questo disco dal titolo “Come un matto sano”.

Se stesso allo specchio oppure l’ennesima ironia di stile per confrontarsi con la società? E tutto questo gira nel mondo conosciuto attraverso una musica che è al tempo stesso ironica, teatrale e profondamente sincera… sicuro? Beh da un giocoliere come lui potremmo certamente cadere nella trappola del cliché o della retorica… o della maschera. La vulnerabilità in fondo è un precipizio che porta lontani se non si sa come domarla… e nell’autenticità di questo suono, assai rocambolesco alle volte, dissonante come dentro “Montagne” ma anche da osterie come nel singolo “Figlio di un milionario” che me la immagino la bella società impallidire e il vino scorrere e la festa prendere derive davvero analogiche… la parola qui ha il peso di un gesto scenico, anzi teatrale. La musica diventa il luogo in cui sfilano le maschere da dissacrare. Da tempo sembrano tornare in voga i cantori teatrali, da Ance allo storico Luca Maciacchini fino ad approdare ai più plateali Banda Putiferio. Castellano però non fa solo ironia, non prende a sberle la pubblica piazza per poi restare a guardare… fa anche il cantautore che certamente avremmo voluto più moderno o decisamente retrò invece che indossare suoni digitali che lasciano a desiderare in quanto non sembrano star da nessuna parte. Come dentro “Canzone per Giulia”: non so bene in quale tempo ci troviamo. Ma importa alla fine saperlo? Forse un mix e una gestione migliore degli arrangiamenti avrebbe tirato appena su il morale e la ragione di tutto questo disco.


